Veltroni lascia: addio al Campidoglio

Oggi l'addio alla poltrona di sindaco dopo sette anni fra lacrime e regali agli assessori. In aula la moglie e Gianni Letta. Opposizione in piedi per l'addio, ma senza applaudire

Roma - Lacrime, regali, sorrisi, strette di mano, abbracci, visite e telefonate inaspettate. Walter Veltroni ha lasciato oggi la poltrona di sindaco di Roma, dopo sette anni alla guida del Comune. «Una giornata particolare», aveva definito in mattinata Veltroni il momento dell’addio, consumato poi «del tutto casualmente con due iniziative in cui c’è il senso del lavoro di questi anni»: prima l’intervento ad un convegno sul futuro del sistema delle metropolitane, all’Ara Pacis, poi l’inaugurazione del primo emporio della città, una sorta di 'supermercato' per i poveri. «La sintesi del lavoro di questi sette anni, modernità e attenzione al sociale», commenta lui. Nel frattempo gli ultimi atti in Campidoglio, quelli più sentiti: la riunione della giunta e l’intervento al consiglio in aula Giulio Cesare.

«Era molto commosso, come mai nessuno l’aveva visto», racconta chi ha preso parte alla giunta: Veltroni ha ringraziato tutti gli assessori, ognuno per le proprie competenze, e si è portato via «il librone», un quaderno che portava sempre con sè e nel quale annotava i progetti, le delibere e soprattutto le scadenze relative ad ogni assessore: «Lo porterò con me e continuerò a chiamarvi», ha intimato scherzando alla sua squadra. Quindi ha distribuito alcuni regali personalizzati agli assessori.

Gli assessori, invece, su proposta della Garavaglia, hanno ricambiato con un vassoio d’argento con incise le loro firme. «Tutti piangevano», si racconta, in particolare Veltroni, che ha ricordato come anche il padre quando lasciò la Rai ricevette in dono dai suoi collaboratori una scatola d’argento con incisi i loro nomi. Nell’aula della giunta, nel frattempo, avevano fatto capolino anche la moglie Flavia e l’amico sindaco di Torino Sergio Chiamparino. «Ci ha ricordato molti momenti di questi anni, i viaggi in Africa e ad Auschwitz, ci ha ringraziati tutti», spiegano ancora dallo staff. Firmata la lettera con le dimissioni (quattro pagine), Veltroni si è rivolto al consiglio. Anche qui molti gli ospiti e gli amici giunti per l’occasione: dall’ex sottosegretario Gianni Letta alla "mente" del partito democratico Goffredo Bettini, dai vertici regionali del Pd ad ex assessori e collaboratori, ai dirigenti delle società comunali. Terminato il discorso, i presenti gli hanno tributato una standing ovation di alcuni minuti.

Anche l’opposizione in piedi, ma senza applaudire. «Centinaia» i messaggi di saluti e auguri: Ciampi gli ha telefonato, la famiglia Reggiani e quella di Maurizio Notargiacomo (il tabaccaio ucciso in una rapina a Giardinetti nel 2004) gli hanno mandato biglietti, ma «quello che l’ha colpito di più» è stato il pensiero della mamma di Renato Biagetti, il giovane accoltellato a morte sul litorale romano un anno fa. Fuori dal Campidoglio, infine, altri applausi, saluti e incoraggiamenti di semplici cittadini.