Veltroni nasconde le baracche dei rom

Il Comune tollera da anni gli zingari accampati in periferia e quando finge di cacciarli annuncia lo sgombero e i clandestini scappano. Fini: "Realtà sottovalutata
colpevolmente.
Sono 18mila, vanno espulsi&quot;. <strong><a href="/video.pic1?ID=sicurezza_fini">Il video-denuncia</a></strong>

da Roma

Cartoline dall’inferno. «Sacche di territorio ormai fuori controllo», sintetizza il leader di An, Gianfranco Fini. Il degrado e l’abbandono delle immagini che vedete in questa pagina testimoniano un «modello Roma» diverso da quello cavalcato dal sindaco della capitale, Walter Veltroni, prossimo leader del nascente Pd. Sono le istantanee dell’emergenza nomadi a Roma. Seimila, quelli censiti. «Ma sono almeno 18mila», spiega Fini. Distese di baracche, capanne di fortuna e roulotte allineate per centinaia di metri sotto i ponti o lungo gli argini dei fiumi di Roma, il Tevere e l’Aniene, protette da sguardi indiscreti grazie alla fitta vegetazione, e circondate da mucchi di immondizia. «Una realtà nota ma colpevolmente sottovalutata», ha scandito Fini due mattine fa, appena sceso dall’elicottero che lo ha portato per un’ora e mezzo in un tour a volo d’uccello su insediamenti abusivi di rom e campi nomadi sparsi in tutta la città. Fini, insieme al deputato di An Fabio Rampelli, ha rimesso i panni del giornalista per «firmare» un’inchiesta sui «luoghi dell’insicurezza». Nell’hangar dell’eliporto, mentre nel corso della conferenza stampa scorrono le immagini filmate dal cielo, lo stesso presidente di An avverte che nel mirino non c’è solo Veltroni, perché «il problema è in tutta Italia». Ma non si può affrontarlo «a parole», come fa il primo cittadino della capitale, ammonisce Fini. Che sposa la linea durissima: «O gli immigrati dimostrano di volersi integrare oppure vanno espulsi». Anche se, come nel caso dei romeni che affollano i campi rom capitolini, sono comunitari. «Veltroni - attacca il leader di Alleanza nazionale - dice che possono essere espulsi solo per reati legati al terrorismo? Dice una cosa sbagliata. C’è una direttiva europea che prevede che qualsiasi cittadino comunitario, se non ha una fonte certa di guadagno, può essere espulso». E se il sindaco «ha ragione a dire che non è lui che può cacciarli», è anche vero che, prosegue Fini, «Veltroni ha poteri maggiori dei miei. Dunque, cosa aspetta a chiedere ai prefetti di procedere all’identificazione di chi sta nei campi nomadi e di bonificare lo scempio di quelli abusivi?».
Polemica inevitabile, soprattutto da quando anche Walter si è messo a fare la faccia dura. «La situazione dell’ordine pubblico a Roma è peggiorata da qualche mese a questa parte, in particolare con l’ingresso massiccio dei romeni. La Romania si assuma le sue responsabilità o se ne discuterà in Europa», ha detto il sindaco dopo una sparatoria, qualche giorno fa. Uno dei tanti, troppi episodi di cronaca nera che vedono protagonisti i neocomunitari. Come la morte di Luigi Moriccioli, preso a bastonate da due romeni (di 15 e 19 anni) lo scorso 17 agosto mentre pedalava su una pista ciclabile a Tor Di Valle, e spirato una settimana fa. La figlia, Roberta, due giorni fa era in prima fila alla conferenza stampa di Fini. E oggi, al Colosseo, parteciperà alla manifestazione di An per la sicurezza. Perché anche se Veltroni, per l’emergenza che arriva dall’Est, ha abbandonato il «love and order» tutto solidarietà tradizionalmente riservato ai problemi dell’immigrazione, di misure concrete non se ne vedono. E il Campidoglio, pur stigmatizzando l’«inchiesta» di Fini, si è affrettato ad annunciare nuovi sgomberi alla Magliana, dopo aver ricordato di averne già effettuati «29 negli ultimi sei mesi». Anche stavolta il Comune preavvisa dell’arrivo delle ruspe negli accampamenti sorti spontaneamente nelle periferie. La conseguenza è che i rom, sopratutto se con precedenti, si dileguano prima. E quando si interviene, non si procede quasi mai a identificare i residenti dei campi. Che, non essendo schedati, sono pronti a «battezzare» un nuovo insediamento. Un destino comune a molti dei «5.200 rom e romeni» che il Campidoglio dice di aver sgomberato. Difficile che qualcuno di loro abbia lasciato Roma.