«Ma Veltroni non aveva detto che voleva andare in Africa?»

Sferzanti commenti nel centrodestra sulla ipotesi di un sindaco «a mezzo servizio»

«Se Veltroni facesse la scelta di scendere in campo a livello nazionale dovrebbe dimettersi da sindaco. Se non lo farà cadrà in un quotidiano conflitto d’interessi». Polemico il vice coordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto sulla probabile candidatura del primo cittadino a segretario del Partito democratico. Due ruoli incompatibili tra loro.
«Veltroni deve decidere - afferma Cicchitto - se consegnare al centrodestra una sacrosanta campagna preliminare contro un sindaco a mezzo servizio, che utilizzerebbe la città di Roma come trampolino di lancio per la sua campagna elettorale nazionale», oppure «dimettersi aprendo la partita in modo certamente dignitoso». Secondo l’esponente azzurro, però, «nessuno può credere che sia accettabile questa doppia figura per cui il Veltroni sindaco potrebbe utilizzare le enormi risorse che già utilizza a fini mediatici di vario tipo per fare d’ora in avanti anche campagna elettorale per il Veltroni candidato segretario e candidato leader di governo». E poi, aggiunge Cicchitto, «le magagne del Veltroni sindaco sono enormi: Roma è una città pessimamente gestita per ciò che riguarda l’assetto cittadino, lo smog, il degrado urbano e tante altre grandi e piccole cose concrete. La contraddizione fra le due figure - conclude - sarebbe clamorosa».
A Cicchitto fa eco il capogruppo azzurro in Comune Michele Baldi: «Impossibile avere un sindaco che sia anche segretario di partito. Se Walter Veltroni deciderà di accettare la leadership del Partito democratico certamente non potrà rappresentare gli interessi della capitale d’Italia e dei suoi cittadini e ancora una volta si confermerebbe, così come è accaduto con Rutelli, che raccogliere voti dai cittadini romani ed essere proclamati sindaci serve solo a creare trampolini di lancio per ambizioni maggiori e non a sentirsi orgogliosamente protagonisti della costruzione di un grande progetto per la città». «Altro che ritirarsi in Africa alla fine del mandato - aggiunge Baldi -. Ma di questo si stupisce solo chi non vive la realtà quotidiana del Consiglio comunale dove Veltroni arrogantemente non partecipa quasi mai alle sedute. Emblematico l’episodio di ieri quando, con l’aula consiliare gremita da centinaia di cittadini del municipio XVI e XVIII esasperati per drammatici problemi come l’emergenza abitativa e le occupazioni abusive degli immobili, piuttosto che discutere con loro il sindaco ha preferito chiudersi nella sala della Protomoteca a parlare di cinema».
Secondo il presidente della federazione romana di An Gianni Alemanno, «la candidatura di Veltroni a segretario del Partito democratico apre una nuova fase politica per quanto riguarda la città di Roma». «Non è infatti pensabile - aggiunge - che Veltroni mantenga a lungo il doppio ruolo di sindaco e di segretario del Partito democratico perché la nostra città ha già troppi problemi che per essere risolti devono avere un sindaco a tempo pieno e non a mezzo servizio».
In controtendenza, invece, il commento di Francesco Storace: «È sbagliato pretendere che Veltroni lasci la carica di sindaco se diventa segretario del Partito democratico. Il doppio lavoro è un problema suo e noi dobbiamo invece costringerlo a onorare il mandato con i cittadini di Roma. Ogni 24 ore in giro per l’Italia saranno 24 ore in meno per la capitale. E dovremo ricordarlo a tutti i cittadini che vedono affermarsi una spudorata pretesa personalistica di guida del Paese. Anziché andare in Africa, Veltroni vuole andare a Palazzo Chigi. Nel 2011 potrà aspirarci, non prima. Prima deve restare al chiodo».