Veltroni non buca lo schermo. Il Pd se la prende con gli spot

Nervosismo nel centrosinistra dopo i dati sullo share. Morri "Faremo un esposto all'Agcom". L’accusa: "Pubblicità più lunghe durante l’intervista a Walter"

da Roma

Il risultato delle urne è ancora tutto da vedere, di qui a lunedì sera.
Ma intanto è il risultato degli share a tenere banco, e ieri mattina l’annuncio dei dati Auditel sugli ascolti di Matrix non ha portato il buon umore nello stato maggiore del leader Pd. E d’altra parte Walter Veltroni è l’unico vero «homo televisivus» del centrosinistra, e come scrive Edmondo Berselli in quanto tale «non è affatto inferiore a Berlusconi, anzi forse lo batte», dunque per lui i punti di share contano quasi quanto i voti. E scoprire che venerdì sera il Cavaliere ne ha avuti sei più di lui lo ha fatto irritare non poco. Tanto più che solo due giorni prima il Pd aveva fatto fuoco e fiamme contro l’ipotesi che ad esordire a Matrix fosse Berlusconi. Un comunicato ufficiale dettato dallo staff veltroniano aveva lamentato che il leader del Pdl «abbia annunciato che aprirà la doppia intervista nella fascia di migliore ascolto». Mentana aveva replicato che l’ordine sarebbe stato stabilito per sorteggio, con tanto di notai e telecamere. Così è stato, e la fascia «migliore» se la è aggiudicata Veltroni. La trasmissione condotta da Enrico Mentana ha fatto un botto negli ascolti, con le interviste parallele ai due principali sfidanti. Ma nella prima metà di Matrix, quella conquistata da Veltroni, lo share è stato del 21,2%, nella seconda con Berlusconi ha raggiunto il 27,6%. Circa 600mila spettatori (e potenziali elettori) di differenza.
Dal loft, ieri mattina, sono stati mobilitati gli uomini-comunicazione del partito, e il capogruppo Pd in Commissione di vigilanza Fabrizio Morri ha annunciato alle agenzie un esposto all’Authority per le comunicazioni «affinché l’Autorità medesima verifichi se, nella trasmissione Matrix andata in onda ieri su Canale 5 ci siano state violazioni dell’obbligo di parità di trattamento e del rispetto della legge sulla par condicio». A muovere i dubbi del Partito democratico è la considerazione, cronometro alla mano, che «nel corso delle interviste ai due ospiti si è verificata una interruzione pubblicitaria di circa quattro minuti durante lo spazio riservato a Veltroni, e di circa un minuto e mezzo durante lo spazio riservato a Berlusconi». E secondo Morri «non sfugge a nessuno che questo evento ha comportato sicuramente un danno per Veltroni e un vantaggio per Berlusconi in relazione agli ascolti».
«Non so se sia stata una scelta compiuta dall’azienda Mediaset o un caso - spiega Morri - né peraltro credo che sposti dei voti. Ma obiettivamente è un po’ sospetto che ci sia stata una tale differenza di tempi pubblicitari, e spetta ora all’AgCom fare le necessarie verifiche».
Dal centrodestra si irrita Francesco Giro: «L’amico e collega Morri - dice l’esponente pdl - usa la pessima legge della par condicio per infrangere il silenzio elettorale e sollevare una polemica priva di senso e di interesse, che ha l’unico merito di dimostrare che la par condicio impone norme e vincoli imbecilli».
La polemica, nel sabato di pausa pre-voto, si arena qua. Ma dimostra quanto il leader del Pd sia attento ai movimenti dell’audience e alle possibili ripercussioni elettorali. Solo il giorno prima, sugli ascolti di Porta a Porta si era svolta una guerra dei numeri molto simile, con gli esponenti del Pd a sostenere che era stata la «controprogrammazione di Mediaset» a far abbassare l’audience di Veltroni, che «per 30 minuti ha avuto Amici su Canale 5, mentre Berlusconi ha avuto solo per 9 minuti lo show dei record», spiegava il vice responsabile Informazione del Pd, Roberto Cuillo. Ma quale controprogrammazione, ribattevano da Mediaset: quella sera «non è stata organizzata alcuna variazione di palinsesto, Amici è sempre andato in onda il giovedì sera».