Veltroni non si è accorto che ha perso: «Pd forte al Nord, i nodi sono al Sud»

Il leader battuto strizza l’occhio all’Udc: «Insieme un’opposizione intelligente»

da Milano

Niente Partito democratico del Nord. Non c’è bisogno, fa sapere Walter Veltroni. È roba vecchia. Quelli del loft, sostiene il segretario, hanno già «parlato un linguaggio nuovo, che la parte attiva del Paese ha capito». Sì, avete letto bene: secondo Veltroni, il 13 e 14 aprile «siamo riusciti a segnare una discontinuità» al Nord che, attenzione, è «segno dell’ascolto che abbiamo fatto sui temi posti dal Nord e che il vecchio centrosinistra non aveva ascoltato». Naturalmente, avverte Walter, adesso «dobbiamo lavorare, continuando con quel linguaggio riformista che è propriamente nostro».
Virgolettati che si traducono nella nascita di «un forte coordinamento tra i segretari regionali, i sindaci, i presidenti di Regione e Provincia, che promuoverà iniziative politiche e culturali». Già, la questione settentrionale si declina in un paio di convegni per meditarci su e, perché no, pure nel «bisogno di strutturarsi meglio» del Pd: «Costituiremo sedi che tengano insieme la promozione di iniziative» e che «dovrà avvenire dal Nord al Sud». Anzi, «se si fa un’analisi più attenta dei dati elettorali si vede che abbiamo avuto più problemi nel Sud e non nel Nord». E giù con «l’incremento del 5,8 per cento in Liguria, del 5,7 in Lombardia, del 5,1 in Friuli, del 4,6 in Piemonte e del 3,9 in Veneto»: «Noi rilanciamo la sfida al Nord partendo dal punto più alto mai avuto in questo Paese».
Sorridono i cronisti costretti ad assistere al soliloquio veltroniano, mentre i segretari regionali del Pd - convocati a Milano per affrontare la questione del Nord - applaudono alla «secessione mancata» e alla loro nuova poltroncina nel coordinamento che «affronterà alcune priorità come la pressione fiscale, il problema delle infrastrutture, la semplificazione amministrativa». «Priorità» che «il centrosinistra in passato non aveva ascoltato» e che, ça va sans dire, il Pd aveva nel suo programma elettorale.
Inutile ricordare al segretario Veltroni che l’idea del coordinamento è un déjà vu e riporta alla mente l’ufficio per la questione settentrionale che i Ds aprirono a Milano e affidarono a Pietro Folena. Risultato? Qualche uscita pubblica, comparsate televisive e, nel 2001, la candidatura di Folena non all’ombra della Madonnina ma in quel di Manfredonia.
Quello che, volontà di Veltroni, viene replicato nonostante Filippo Penati, presidente della Provincia, abbia segnalato l’inutilità di aprire un ufficio nel cuore di Milano e, piuttosto, la necessità di «imitare la Lega»: «Bisogna riconoscere la specificità del Nord e serve una politica che dia risposte specifiche» ossia «non si chiede un decentramento del quartier generale, serve un partito che attorno alla proposta sul Nord annunciata da Veltroni costruisca una nuova classe dirigente e dia risposte alle urgenze di questi territori».
Parole al vento: lo sbarco di Veltroni a Milano è solo un gesto simbolico, con tanto di annuncio che il Pd guarda all’Udc per fare «un’opposizione intelligente», dopo aver fatto «una rivoluzione dolce in quattro mesi, con tanta attenzione per la vita della povera gente». Chiaro a tutti che anche stavolta non si cambia copione e il loft romano diventa un milanesissimo pied à terre, una stanzetta per raccontarsela e magari continuare a pensare che, al Nord, ci sono sempre e solo dei baluba.