Veltroni: "Non tratto con Berlusconi sulla data di scadenza del governo"

&quot;Prodi deve lavorare fino al 2011&quot;. Così il leader del Pd replica al Cavaliere, che aveva detto: &quot;Discutiamo sulla legge elettorale, <strong><a href="/a.pic1?ID=222216" target="_blank">ma subito dopo si torna alle urne</a></strong>&quot;

Roma - "Voglio dire con estrema chiarezza una cosa: non tratterò con Berlusconi nessuna legge elettorale che preveda una data di scadenza per il governo Prodi. Non lo farò mai. Il governo deve poter lavorare sino al 2011". È quanto afferma Walter Veltroni in un’intervista all’Espresso. Il segretario del Partito democratico, parlando dell’esecutivo, aggiunge che "ad allungare la vita a Prodi è stata l’azione del suo governo e il voto positivo sulla legge Finanziaria". Riguardo ai rischi di tenuta e la possibilità di un incidente al Senato, per esempio sul protocollo del welfare e sulle pensioni, "bisogna lavorare perché questo non succeda". E se invece accadesse? "Non voglio nemmeno prendere in considerazione questa eventualità - risponde Veltroni - sarebbe una vittoria differita di Berlusconi. E un disastro per l’Italia andare a votare con la legge elettorale in vigore. È un’ipotesi che rifiuto".

Dialogo Tornando a parlare di riforme e del dialogo avviato con il Cavaliere, il leader del Pd risponde ai dubbi di chi pensa ci sia già un accordo per votare nel 2008: "Non c’è nessun accordo. E nel 2008 non si voterà. Il 2008 sarà l’anno delle riforme: quella elettorale, ma anche quella costituzionale già alla Camera e dei regolamenti parlamentari, pure questa importante". Eppure si dice che il suo Goffredo Bettini e Gianni Letta si siano già visti e abbiano già trattato. "Con Letta si vedono in tanti - è la risposta - e con lui ci si parla. Però non abbiamo mai affrontato la questione della legge elettorale e della data del voto". In ogni caso Veltroni considera positivamente la disponibilità mostrata da Berlusconi per un confronto sulle riforme: "Bene, è un fatto positivo. Sino a domenica scorsa, nessuno del centrodestra voleva parlare con noi. Erano bloccati, guardavano le nuvole. Persino Fini credeva che le divisioni nell’Unione avrebbero fatto cadere Prodi".