«Veltroni? Un oligarca di partiti al naufragio»

Gitti, leader dell’Associazione per il Pd: «Vincono gli apparati, meglio un uomo del Nord come Bersani»

da Milano

«Deluso da Veltroni? Se fossi deluso, sarei un ingenuo». Gregorio Gitti non coltiva illusioni. Ha fondato e presiede l’Associazione per il partito democratico, un network che raccoglie ormai centinaia di associazioni e decine di migliaia di militanti. E, da ulivista doc, diffida degli apparati di Ds e Margherita. Per questo boccia la candidatura Veltroni e lancia quella del ticket Bersani-Letta.
Cosa pensa del discorso di Veltroni?
«Apprezzabile nell’intonazione, ma scontato».
In che senso?
«Il discorso non poteva che avere questi contenuti».
Deluso?
«Sarei un ingenuo. Sappiamo che Veltroni ha una storia rispettabile, ma tutta interna al sistema dei partiti».
Non è una svolta?
«La sua candidatura è il prodotto di una manovra furba e abile degli apparati di Ds e Margherita. Hanno scelto la migliore rappresentazione di se stessi che potevano dare e si sono aggrappati a lui come i naufraghi a una zattera. Per non affondare».
Che cosa non le è piaciuto?
«Ma come si fa a parlare di nuova Italia se non si cambiano le classi dirigenti locali? A Milano i segretari di Ds e Margherita da anni continuano a passare indenni sopra batoste elettorali».
C’è qualcosa che potrebbe farle cambiare idea su Veltroni?
«Primo: alle donne metà dei posti da capolista alle elezioni dell’assemblea costituente del Pd. Secondo: un 30% di posti in condizioni di eleggibilità a giovani sotto i quarant’anni senza incarichi di partito. Terzo: elezione diretta dei coordinatori provinciali e regionali».
Vasto programma.
«Significa toccare le vecchie rendite delle caste locali, con le prebende e i posti nei Cda».
Faccia un pronostico: lo ritiene possibile?
«Dico solo che per fare questo Veltroni dovrebbe mandare a casa gran parte della nomenclatura dei partiti che ora sta ai suoi piedi».
Improbabile.
«Noi stiamo dando battaglia agli apparati dei partiti nel comitato dei 45 del Pd, ma finora abbiamo perso. Per esempio sulle liste bloccate, che non volevamo».
A che punto sono i lavori del comitato? Ci sono scadenze?
«Sarebbe bello saperlo. Aspettiamo il regolamento per le elezioni di ottobre. E vorremmo discuterlo».
Che cosa faranno le associazioni alle elezioni del leader e dell’assemblea costituente del Pd a ottobre?
«Dipende dalle regole: se sono democratiche, parteciperemo. Se è solo propaganda per una competizione bloccata, staremo a casa. E poi dipende dai candidati».
Spera in un’alternativa a Veltroni?
«Sì. Un uomo del Nord. Anche se una faccia nota, purché non sia il prodotto di quelle oligarchie».
Ha già in mente un nome?
«Mah...».
Guardi che era una domanda retorica.
«Bersani con Letta».
Anche Bersani è uomo-partito. Forse più di Veltroni.
«Ma già il fatto che la sua candidatura sarebbe una disubbidienza al segretario del suo partito - che gli ha chiesto di non farlo - e una sfida agli apparati di Ds e Margherita, la renderebbe un fatto rivoluzionario».
Che cosa potrebbero dire e fare Bersani e Letta di diverso rispetto a Veltroni?
«Parlare alla parte più produttiva del Paese, dire verità scomode anche agli apparati che finora li hanno sostenuti. Insomma, ciò che Prodi non è riuscito a fare dopo le primarie del 2005».
Voi li sosterrete?
«Se faranno questo, sì. Anche con una lista».
E Prodi, li sosterrà?
«Penso che oggi il suo ruolo sia quello di un garante».
E Veltroni, sosterrà Prodi?
«Penso di sì. Anche se quel di Torino sembrava un nuovo programma di governo».
Lei sembra avere l’ossessione di questi apparati di Ds e Margherita. In fondo stanno facendo un’operazione senza precedenti.
«Mi scusi, ma com’è nato il comitato dei 45? Come un parto autoreferenziale dei partiti. E la candidatura di Veltroni? Con un patto di natura civilistica tra Ds e Margherita. E come mai i seggi dell’assemblea costituente sono passati da 1.500 a 2.400? Per trovare un posto a tutta la nomenclatura locale dei partiti».
E voi, che ruolo avete?
«Lottiamo, ma siamo sempre considerati ospiti. Spiriti di serie B».
Se le associazioni non partecipassero al voto di ottobre, la considererebbe una sconfitta?
«Certo. Ma non solo per noi, anche per la stessa idea di Partito democratico».
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it