«Veltroni pessimo amministratore»

Antonio Tajani: «Siamo ormai a un passo dalla bancarotta. Il Comune ha accumulato un debito di 7 miliardi di euro»

Francesco Bardaro Grella

Ammesso e non concesso che Veltroni sia un buon politico, sicuramente non è un buon amministratore. Anzi è un pessimo amministratore. Questo in sintesi il grido di allarme che, ieri mattina, ha lanciato il gruppo di Forza Italia in Comune, commentando il Dpf capitolino per il 2006-2008. «Il bilancio del comune di Roma è la fotografia politica della cattiva amministrazione della città da parte della giunta Veltroni che è incapace di risolvere i problemi della città». Ha esordito così Antonio Tajani, capogruppo di Forza Italia al Parlamento Europeo e consigliere comunale a Roma. Assieme al coordinatore regionale Beatrice Lorenzin, al capogruppo in Campidoglio Roberto Lovari e al professor Maurizio Baravelli, docente di Economia alla Sapienza, Tajani, a sostegno della tesi di Forza Italia, ha ricordato anche «la denuncia della Margherita, attraverso il suo leader, Francesco Rutelli, relativa alle priorità non condivisibili del bilancio capitolino». La denuncia di Forza Italia si riassume in quattro punti.
Innanzitutto il debito comunale. In quattro anni di giunta Veltroni, secondo la denuncia di Forza Italia, il debito è cresciuto di un miliardo di euro e, alla fine del 2005, supererà i sette miliardi di euro, per intenderci 14.000.000.000.000 (leggasi quattordicimila) miliardi delle vecchie lire.
Secondo punto: la spesa corrente prevista dal Campidoglio nel nuovo Dpf supera le entrate correnti. «Questa gestione genera più costi che benefici. Nel Dpef del comune per il 2006-2008 - sostiene Baravelli - sono previsti 3.170 milioni di euro di entrate correnti, 2.968 milioni di euro di uscite correnti, a cui però vanno sommati 326 milioni di euro per i pagamenti delle rate dei mutui che il comune ha acceso. Le cose sono semplici: in una buona amministrazione le uscite non devono superare le entrate; invece, già nelle previsioni dei prossimi anni, il comune ha sforato di 124 milioni di euro. Qui non c’è risparmio ma solo una politica del debito».
Terzo punto: secondo Forza Italia il Comune continua a tagliare i fondi ai Municipi e non decentra. L’esempio classico è fornito dal II Municipio, che si è visto tagliare dell’ottanta per cento i fondi richiesti per interventi tecnici e sociali. Il II Municipio, per esempio, aveva richiesto 400mila euro per interventi di manutenziuone stradale, e se ne è visti assegnare zero; aveva chiesto 194mila euro per la messa in sicurezza di due scuole elementari, la Bartolomei e la Ferrini, e si è visto arrivare dal comune la ridicola somma di 250 euro. La questione del decentramento - se fosse effettivamente applicato e non solo annunciato - significherebbe, secondo Forza Italia, una maggiore qualità dei servizi e della macchina amministrativa. Sull’argomento è stato votato all’unanimità dal consiglio comunale, il 3 agosto scorso, un ordine del giorno che però, denuncia Forza Italia, è rimasto lettera morta.
Quarto punto, forse uno dei cavalli di battaglia della giunta Veltroni, che si potrebbe intitolare: «Il Governo ci ha tagliato i fondi». Anche qui, numeri alla mano, Forza Italia lo smentisce. «Roma ha ricevuto e riceve un mare di finanziamenti dal Governo. Tanto per fare degli esempi - afferma Lorenzin - Veltroni non si ricorda dell’assegnazione fatta dal Cipe per il completamento del Gra di 613 milioni di euro, per la stazione ferroviaria di Roma di 79 milioni di euro, per le linea C della metropolitana di 966 miliomi di euro, per l’ospedale Bambino Gesù di 200 milioni di euro. È poi ingiustificato - continua Lorenzin - l’attacco del sindaco al governo sulla riduzione dei contributi alla cultura. Il Comune ha ricevuto 3 milioni e mezzo di euro solo per il funzionamento del Teatro dell’Opera di Roma, che conta ben 630 dipendenti. Ma non saranno troppi? Ancora al comune di Roma sono stati attribuiti nella Finanziaria, per gli anni dal 2004 al 2006, un milione e mezzo di euro l’anno, per un totale di quattro milioni di euro, solo per il funzionamento dell’Accademia di Santa Cecilia. Ciò vuol dire che lo Stato italiano, e non il Comune, sta finanziando l’Auditorium di Roma».