Veltroni, poteri speciali ma non troppo

Omar Sherif H. Rida

Era il 31 marzo scorso, quando nella sede dell’Unione a piazza Ss. Apostoli, il sindaco Walter Veltroni e l’allora candidato premier del centrosinistra, Romano Prodi, firmarono il testo del «Protocollo per Roma». Un documento in cui l’attuale capo del governo si impegnava, in caso di vittoria elettorale, a «mettere in campo fin dai primi cento giorni, una legge per la Capitale della Repubblica». Dando attuazione «in tempi brevi alla previsione costituzionale che riconosce a Roma un ordinamento speciale disciplinato con legge dello Stato», come recita l’articolo 114 della Costituzione. Una legge che avrebbe dovuto dotare la Capitale dei famosi poteri speciali (in materia di mobilità, urbanistica, infrastrutture, servizi sociali e polizia amministrativa ), oltre a «snellire e rifinanziare la legge per Roma Capitale del 1990 destinata agli investimenti».
Ieri, a distanza di 126 giorni dalla firma di quel protocollo e a 82 dall’insediamento del governo Prodi, il Consiglio dei ministri ha decretato lo stato di emergenza, fino al 31 dicembre 2008, «per i problemi di traffico e mobilità nel tessuto urbano capitolino». Tempi rispettati, in apparenza. Peccato che non si tratti della promessa legge speciale, ma solo di un provvedimento che consentirà al premier di emanare un’ordinanza per conferire quei poteri speciali già concessi, negli ultimi anni, a Milano, Palermo e Catania. Eppure tutti, nel centrosinistra, si sono affrettati a magnificare la capacità del governo Prodi di «mantenere gli impegni» celando, di fatto, la diversa natura della misura. In testa lo stesso Veltroni, che ringrazia il governo Prodi per aver «tempestivamente mantenuto uno degli impegni per la Capitale assunti già ai tempi della campagna elettorale». Ma nelle dichiarazioni del sindaco c’è anche spazio per «il rammarico per ciò che già si sarebbe potuto fare, se tali poteri fossero stati concessi quando li avevamo richiesti. In tempi assai brevi avremo la possibilità di accelerare altre opere e interventi strutturali, oltre a quelle già realizzate o in corso d’opera».
Di tutt’altro tenore le reazioni all’interno del centrodestra. «Tra i miracoli del governo Prodi - commenta il senatore di An, Francesco Storace - c’è anche l’emergenza traffico a Ferragosto. Leggeremo con dovuta attenzione l’ordinanza annunciata dall’esecutivo per Roma. Resta il fatto che non c’è traccia dei poteri legislativi per la città sui quali Veltroni firmò addirittura un protocollo con lo stesso Prodi. Cento giorni son passati...». Per il capogruppo comunale di An, Marco Marsilio, «ora sono finiti gli alibi per Veltroni e la sinistra capitolina. Ho sempre sostenuto che non è certo per colpa della mancanza dei poteri speciali che a Roma in tredici anni non si sia realizzata una nuova stazione di metropolitana. Quello che ci preoccupa - conclude Marsilio - è che su alcuni temi relativi alla tutela archeologica e ambientale il Comune non abbia più soggetti terzi ai quali rendere conto e ai quali sottoporre la realizzazione dei progetti». Sarcastico invece il consigliere capitolino Luca Malcotti (An): «Adesso che super Walter ha i super poteri, forse riuscirà a vedere i tram e gli autobus mai usciti dai depositi e costati decine di milioni di euro».
Critici infine anche il capogruppo consiliare di Forza Italia, Michele Baldi («i poteri speciali sul traffico dati a Veltroni sono il riconoscimento del fallimento delle politiche della mobilità delle giunte di sinistra a Roma) e il suo omologo dell’Udc, Dino Gasperini: «Il governo usa la scusa di dichiarare lo stato di emergenza traffico, affidandosi a chi ne è stato il protagonista negativo negli ultimi 5 anni, cioè Veltroni. Chiederò un Consiglio comunale straordinario per denunciare questa finzione scenica».