Veltroni prende la scossa dalle correnti del Pd

Una settimana dopo il Circo Massimo, il leader nel mirino delle anime
riottose sembra Prodi con l’Unione. D’Alema lo scarica: "Serve una nuova
fase". E Rutelli lo mette alle strette: "Alleanze solo al centro, dove
c’è l’Udc". Bocciato anche sul referendum: "Inutile"

RomaAll’anima, quante anime! E che fatica orientarsi, quando la bussola non segna la rotta giusta. E quant’è dura tirarsi fuori dalle insidie del Palazzo, senza un Virgilio dei nostri tempi. Ma tant’è. Benvenuti in casa Pd. Dove da mesi si tenta di superare il lutto (elettorale, s’intende), nella speranza di ricomporsi in tutta fretta. Una chimera, finora. Anche perché, al di là delle frasi di rito, la leadership di Walter Veltroni sembra scricchiolare ad ogni soffio di corrente. E sotto traccia, i segnali che arrivano non sono certo incoraggianti. Tanto più se si aggiungono gli strappi continui con l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, l’imbarazzo con cui si dialoga con la sinistra «defenestrata» a suo tempo dal Parlamento, la difficile strategia d’allargamento in vista delle prossime Amministrative.
Ma andiamo con ordine. Capitolo scuola. Il segretario lancia la proposta: referendum contro il decreto Gelmini. Boom, il Pd fa sul serio. Pare così, ma ecco le prime precisazioni, i vari «punti di vista». Come dire, le diverse anime s’inquietano. E basta citare i distinguo di Massimo D’Alema e Francesco Rutelli per rendersene conto. «Non è questione di dubbi», premette a Repubblica l’ex premier, convinto però che lo strumento sia «monco e improprio, perché i tagli alla scuola approvati in Finanziaria non sono materia da referendum, e le norme della Gelmini, se e quando il referendum si facesse, cioè all’incirca nel 2010, avranno già prodotto i loro effetti. Quindi io dico: raccogliamo pure le firme, ma impegniamoci davvero, qui ed ora, per costringere il governo a un cambiamento di rotta».

Dal canto suo, l’ex leader della Margherita affida al Riformista il suo pensiero: «Voglio capire meglio come si possa proporre un quesito convincente», ma «per ora mi è chiaro solo che vengono appaiate due raccolte di firme e che si va, eventualmente, verso una giornata referendaria nel 2010 - ripeto 2010 - in cui chiamano trenta milioni di italiani a pronunciarsi. Su cosa? Legge Alfano e maestro unico? Competenza delle Regioni sulla scuola? Grembiule? C’è il rischio che sembri una tornata referendaria del 2003-2004, gli anni della santa alleanza dell’antiberlusconismo». Quindi, avverte chi di dovere, «pensiamoci molto bene».

Insomma, al di là dell’effetto mediatico, l’annuncio di Veltroni non pare raccogliere consensi ai piani alti del Nazareno. Ma non è finita. Infatti, a chiedere che nel Pd si apra una nuova fase è, guarda caso, proprio D’Alema. Convinto che l’idillio tra Silvio Berlusconi e il Paese sia finito, ci mancherebbe. Ma pronto a rimarcare: «Capisco l’appello di Veltroni all’unità, ma è innanzitutto da lui che deve venire l’iniziativa per favorirla e renderla efficace». Per carità, precisa, «nessuna diarchia e nessun conflitto» con Walter, «ma per il Pd, il problema non pienamente risolto continua ad essere quello della piena valorizzazione delle sue risorse». Tra l’altro, bisogna «marcare il nostro profilo riformista» e «rifondare un nuovo centrosinistra». Già, ma con chi? Lo sbandamento è evidente. In Abruzzo, ad esempio, per limitare la bufera interna e l’azzeramento della giunta Del Turco, il Pd deve allearsi con Di Pietro ed appoggiare, alle Regionali, il candidato Idv, Carlo Costantini. Mentre a Trento, per le Provinciali, l’accordo elettorale è con l’Udc. Insomma, manca una strategia chiara. Con il rischio di perdere nuovi consensi a favore dell’ex pm, pronto a rubare la scena, come avvenuto il 25 ottobre al Circo Massimo.

Nell’attesa, Pier Ferdinando Casini sorride: «D’Alema è persona intelligente, capisce che la differenza la fanno i moderati». E Rutelli getta il carico: «A oggi l’unico interlocutore è al centro, dove esiste l’Udc». Intanto, l’ex presidente della Camera va in Abruzzo a braccetto con l’Udeur di un vecchio amico: Clemente Mastella. Che scende di nuovo in campo, in attesa di riprendere quota in primavera, quando si andrà alle urne in mezza Italia.

Ad ingarbugliare ancora di più le carte, il voto per le Europee: senza uno sbarramento significativo, difatti, rientreranno in gioco tutti i piccoli, da destra a sinistra. In ogni caso, c’è tempo. Ma nel frattempo, qualcuno assicura che si dovrà pure fare i conti con un’ampia Costituente di centro, in cui potrebbero confluire pezzi da novanta finora accasati nel Pd. Circolano i primi nomi, tra cui figura un certo Francesco Rutelli. Ma fino a prova contraria, stavolta siamo davvero nella fanta-politica.