Veltroni: pronto a lasciare. D'Alema: fai ridere

Il segretario del Pd invita gli avversari interni a uscire allo scoperto, poi sbotta: "Se vcogliono un altro, me ne vado". Il lìder Maximo: "Se non lo volessi glielo varei già detto. E' ora di pensare ai problemi seri, non a oscuri complotti"

Roma - Nelle ultime settimane, in piena notte, una luce di casa Veltroni è sempre accesa. Il segretario del Pd non riesce a dormire. Molti pensano che sia D’Alema a guastare il sonno. Nulla di più falso: in realtà Uòlt è solo affaccendato allo scrittoio, pare abbia cominciato a scrivere il nuovo best-seller, seguito del celebratissimo «La scoperta dell’alba». Il titolo provvisorio l’ha anticipato, facendolo scivolare in forma forse un po’ anonima, in una paginata d’intervista sulla Repubblica di ieri: «Formidabile quell’anno». Racconterà dei risultati «straordinari» (ipse dixit) ottenuti nell’anno di grazia 2008, il primo concreto della sua era alla guida del Pd, dove fu spinto a furor di popolo.

Un oscuro deputato del suo partito, poco avvertito, è caduto dalle nuvole. Si chiama Mario Barbi, in odore di parisianesimo, e ha strabuzzato gli occhi. «Se non ricordo male - ha detto -, l’anno dei successi di Veltroni comprende: la liquidazione del governo Prodi e dell’alleanza di centrosinistra, l’accantonamento di Prodi, l’abbandono della strategia di coalizione accompagnata da un maldestro tentativo di accordo con Berlusconi sulla legge elettorale, la disfatta elettorale del 13 aprile, le sconfitte a Roma e in Sicilia. E nel partito le cose non sono andate meglio: fermo al 33 per cento, è emersa una gestione verticistica e correntizia, basata su accordi sottobanco e lotte sorde tra linee politiche non dichiarate».

Il povero Barbi ricorda male. I risultati «straordinari», Uòlter li sfodera uno dopo l’altro sul giornale amico, e sono altrettanti capitoli del suo futuro best-seller. «La Summer school è stata un successo. La nostra tv è andata benissimo. Il Circo Massimo è stato un trionfo. Abbiamo vinto le elezioni in Trentino e Alto Adige (valgono doppio e staccati Uòlt giustamente li rivendica, ndr)...». Ma soprattutto, successo dopo successo, ecco il clou della gestione veltroniana: «... Abbiamo gioito per la vittoria di Obama, perché qui qualcuno aveva intuito che era uno straordinario seme di futuro». Alt, il lettore frettoloso è invitato qui a fermarsi per riflettere sull’espressione meravigliosa e fresca: «seme di futuro», che ritroverà di sicuro nel libro, forse diventandone addirittura titolo definitivo.

Essendo uno abituato a successi sfrenati, ma anche a parlar chiaro, Veltroni denuncia chi sono i cattivi che sprizzano «veleni e attacchi anonimi». Uòlt dice basta e, naturalmente in forma anonima, indica in D’Alema il mandante che gli guasta i sonni. «Chi vuole un nuovo leader esca fuori», recita lo sdegno del leader. Tanto poco anonima, la sfida all’Anonimo, che Egli subito comprende e ribatte il colpo: «Se non volessi Veltroni segretario, lo direi prima di tutto a lui. Se non l’ho detto, non lo penso. Più che di conte nel partito, penso che è ora di affrontare i problemi seri, non esorcizzandoli dando colpa a oscuri complotti che è una risposta semplicistica. Non è vero che è colpa di D’Alema, che trama dal Messico. Spiegazioni del genere mi dispiacciono, ma mi fanno anche un po’ ridere...».

Essendo un partito dedito al buonumore, e in attesa che alla direzione del 19 dicembre dicano tutti pubblicamente quanto vogliano bene a Veltroni («farà una relazione concreta e noi lo sosterremo», preannuncia Rutelli), si può suggerire al segretario del Pd l’appendice al best-seller, quella indicata da D’Alema quando gli intima di risolvere «i nodi e i problemi seri», invece di blaterare. In effetti, un segretario reduce dalla brillantissima figura fatta sull’Iva a Sky («Il mio amico squalo», il titolo scelto da Uòlt per questo capitolo), sicuramente saprà vedere e raccontare il resto dei trionfi che strozzano il partito soltanto nella livida visione di D’Alema. «Il Pd apra porte e finestre: festeggiamo l’arrivo della polizia» sarà per esempio il brano che racconta della questione morale scoppiata al Sud. «Un coordinamento al Nord, un coordinamento al Sud, ma chi coordina al Centro?» è l’arguta analisi suscitata dai sindaci di Torino e Venezia che vedono il Pd con l’acqua alla gola al Settentrione. «Io capisco chi non vuol morire socialista, ma anche chi è socialista, quel che non capisco è perché devo morire»: sarà invece il capitolo di pura poesia capace di sciogliere il nodo della collocazione europea. «Mi porti un Cioni a Firenze e tanti saluti a Soru», tratterà invece del partito che esplode in Toscana, Sardegna, Lazio, Emilia-Romagna e Abruzzo, travolto da scandali e liti interne. E ancora: «Macché dittatore, ti tollero anche se sei un tanghero», delicata riflessione dedicata al professor Parisi (che ieri ha paragonato il segretario a una «giovane supplente: più grida basta, più aumenta il caos»).

Si finirà con il capitolo più doloroso: «Villari villano, la Rai è il nostro villino», a proposito del pasticcio combinato sulla Vigilanza («Siamo pure scesi nei sondaggi, ma non voglio aggiungere altro per amore di unità del partito», il sibillino messaggio di Uòlt, il leader che ha in grande uggia l’anonimato).