Veltroni: "La questione morale c'è, ma per tutti"

Comunicato congiunto del leader democratico con Massimo D'Alema: &quot;Uniti contro una campagna pretestuosa&quot;. Telefonata tra i due: &quot;Volontà strumentale di deligittimarci&quot;. Ma <strong><a href="/a.pic1?ID=313123">Salvi attacca</a></strong>: &quot;La questione morale era già grave nel 2005&quot;. Di Pietro: &quot;La sinistra è coinvolta&quot;<strong><a href="/a.pic1?ID=313127"><br />
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Roma - Dopo un mese di messaggi ostili recapitati a distanza e per interposta persona, Walter Veltroni e Massimo D’Alema si sono sentiti al telefono e hanno voluto che l’informazione trapelasse. I due hanno si sono dati appuntamento per un colloquio a quattr’occhi questa mattina, prima della riunione del ’caminettò che affronterà il nodo della collocazione europea. Ma, soprattutto, D’Alema e Veltroni hanno deciso di diffondere una nota congiunta sulla questione morale, per dire a tutti che di fronte ad una vicenda che rischia di colpire duro il partito anche le storiche rivalità passano in secondo piano. "La questione morale, infatti, esiste e riguarda l’intero sistema politico, soprattutto la destra - si legge - che non ha titoli per sollevare polveroni in questo senso. Deve essere affrontata con rigore e severità da ciascuno".

La nota congiunta Non che anche su questo punto siano mancati accenti differenti, nei giorni scorsi, con il segretario ad insistere molto sulla necessità di un "rinnovamento". Ma di fronte alla portata della vicenda entrambi hanno ritenuto di serrare i ranghi e di farlo sapere a tutti. Tutti e due, raccontano, hanno concordato che non era possibile subire gli affondi della destra che ora si scopre giustizialista dopo aver invocato per anni il garantismo. Certo, il segretario ha insistito, come si legge anche nel comunicato congiunto diffuso, perché il Pd ribadisse l’intenzione continuare il rinnovamento, ma dopo aver chiarito che la questione morale "riguarda anche e soprattutto la destra".

Il nodo della questione morale Nel mirino, almeno nel comunicato, è finita la "campagna" sulla questione morale "agitata in questi giorni dalla destra". Nessun riferimento, insomma, a operazioni messe in campo da poteri forti, anche se pare che il presidente di Italianieuropei non manchi di sottolineare nei suoi colloqui come da parte di alcuni organi di stampa e di centri di potere si stia cercando di mettere in difficoltà il Pd, proprio usando le inchieste che coinvolgono alcuni amministratori. Ma se sul punto della questione morale Veltroni e D’Alema hanno fatto fronte comune, almeno esternamente, i nodi politici restano. Veltroni, assicurano i suoi, in direzione chiederà un voto sulla linea del Lingotto, quella che ha portato il partito fin qui. Il segretario tornerà a sollecitare eventuali perplessità sulla leadership e solo se qualcuno porrà questa questione si riaprirebbe l’ipotesi di una resa dei conti anticipata. Uno scenario che non sembra ormai più all’ordine del giorno. D’Alema dovrebbe intervenire in direzione, facendo sentire la sua voce su molti temi, ponendo sì questioni politiche, ma senza chiedere la verifica su Veltroni.

La collocazione del Pd in Europa Anche la vicenda della collocazione europea del Pd dovrebbe trovare una composizione se nessuno deciderà di esasperare l’argomento: Veltroni cercherà domani di ottenere dal ’caminettò un via libera sui principi che va enunciando da tempo, ovvero difendere anche in Europa l’originalità del Pd (dunque no all’ingresso nel Pse), evitando però "l’isolamento" dalle altre forze progressiste che, in Europa, sono soprattutto socialiste.

L'affondo di Di Piertro "Nessun compiacimento per le difficoltà del Partito democratico in relazione alle inchieste giudiziarie su alcune amministrazioni", il leader Idv Antonio Di Pietro nega l’intenzione di speculare sulle disgrazie dell’alleato. "Non è vero che ci godo - spiega in un'intervista a Radiotre - ma la questione morale è vero o non è vero che coinvolge anche la sinistra? Riguarda la Toscana, la Campania, Calabria e qui mi fermo per rispettare la par condicio...", aggiunge Di Pietro alludendo al fatto che non si può parlare dell’Abruzzo in quella trasmissione a causa delle regole imposte dalla legge alla vigilia delle elezioni. L’intervistatore gli ricorda che secondo alcuni osservatori il suo partito, l’Italia dei Valori, ha atteggiamenti di più dura contrapposizione con il Pd che con la maggioranza di governo, ma Di Pietro ribatte: "Non è vero. Ma non capisco perché devo accettare per partito preso le cose che dice il mio vicino di banco. Dopo le elezioni non ho condiviso la scelta di Veltroni del dialogo, quando ho detto che non mi fidavo di Berlusconi mi hanno detto che ero analfabeta e antidemocratico. Ora che loro dicono le stesse cose sono vere".