Veltroni racconta i suoi dodici sogni

Caro Uolter, non ti ho mai nascosto la mia simpatia personale e la mia speranza che tu riesca come la fata di Cenerentola a trasformare la zucca della sinistra in una carrozza su cui possano salire dei valori democratici senza dover vomitare dal finestrino. Però, cerchiamo di capirci: dovresti renderti conto che qui Berlusconi lo fa Berlusconi, e non lo puoi fare anche tu: non solo Berlusconi, ma anche Veltroni. Ho visto che hai studiato perfettamente la performance del tuo rivale a Porta a Porta prima di sederti al suo posto. Così si fa sia nell’America vera che nell’Altra America nota soltanto a te e all’altra sinistra che tu vai cercando.
Il motivo per cui ti scrivo è dirti di stare attento a non diventare la decalcomania di Berlusconi. Finora tu hai lanciato questo messaggio: Berlusconi è il meglio, ha capito tutto, lo ha capito prima di tutti ma io posso darvi una versione Berlusconi riciclata, con un pizzico di Obama. Questo appiattimento si vede e da sinistra ti attaccano, giustamente, dicendo: se volevamo avere Berlusconi sceglievamo l’originale e non una copia. Non fa una grinza. Tu finora stai copiando tutto, salvo aggiungere una salsa di bla-bla-bla come quelle sul Mezzogiorno, che puzzano di muffa.
Ma il resto, i 12 punti, le tasse, l’obamesco «si può» (che Obama peraltro ha copiato, pensa tu, da Mahmud Ahmadinejad) e tutto il resto, sono berlusconismo da supermercato anche se declamati con l’abbronzatura giusta. Ma così rischi di perdere di brutto. Andiamo sul pratico: se ti fai dare gli ascolti comparati fra te e Berlusconi a Porta a Porta, potrai vedere le curve che rappresentano la permanenza degli ascoltatori durante la pubblicità (che dimostra il desiderio di non perdere una sola battuta al rientro) e il picco di ripresa dell’attenzione dopo la fine della pubblicità. Entrambi i dati sono in maniera schiacciante a favore di Berlusconi e sai perché? Perché l’elettorato, anche il tuo, sa che Berlusconi quando parla di cose concrete, di rilancio economico, di semplificazione e di valori per il rispetto della persona come anche delle grandi opere, parla di cose che sa, che pratica, che sono il suo Dna. Quando tu dici più o meno le stesse cose, tutti sanno che stai copiando. E questa è la disgrazia della sinistra italiana: la scopiazzatura.
Tutti a sinistra sentono da sempre un complesso di inferiorità schiacciante nei confronti delle destre moderne, come è nel genoma della sinistra perché la sinistra ha miti, ha pregiudizi, nutre odi e rancori profondi, ma non ha idee. La sinistra ha sempre sognato di essere la vera destra con una politica popolare, ma Berlusconi vi ha già fregato in partenza perché è esattamente quello che fa. E tu per sembrare di destra e moderno, chi tiri fuori? Colaninno. Ora, Matteo Colaninno è una stimabilissima persona, per carità, ma rappresenta l’aristocrazia imprenditoriale giovane e rampante e tu, con il tuo maledetto vizio del «non solo ma anche», non solo lo piazzi al primo posto del Nord ma gli metti a fianco “anche” Antonio Boccuzzi che deve essere un’altra bravissima persona peccato che sia noto soltanto per non essere morto: l’unico scampato, congratulazioni sincere, all’infernale rogo della Thyssen.
Lascia perplessi. È come se dicessi non solo Abele ma anche Caino, non solo il gatto, ma anche la volpe. Ma, come dice il nostro amato Woody Allen, un giorno l’agnello (ma anche) il leone dormiranno insieme, peccato che il sonno dell’agnello sarà brevissimo. Vedi, in quella scelta dell’onesto sopravvissuto della Thyssen c’è una demagogia rancida: la stessa che ha portato sciaguratamente il tuo partito di provenienza a lanciare in politica mogli e sorelle delle vittime del terrorismo, da Ustica a via D’Amelio, a casi più recenti. Un disastro dopo l’altro. Imbarazzanti. Non è così che si fa la nuova sinistra. Così si fa semmai il vecchiume travestito da nuovo. E poiché il nuovo, anche per vostra carenza progettuale e inventiva, è e resta Silvio Berlusconi perché così è e così è vissuto da quelle che una volta si chiamavano le masse, tu che hai fatto? ti sei appiattito e lo copi.
Lo copi così sfacciatamente che dovresti farti chiamare «l’altro Berlusconi» come quando parli dell’altra America. Un «non solo Berlusconi ma anche Veltroni». Tu guarda D’Alema: che in queste ore devono averlo avvertito che è l’ora dell’attacco a testa bassa. Nota che D’Alema ha perfettamente capito che ti stai appiattendo su Berlusconi come uno sticker e allora lancia la battuta, del genere detto renversement, a rovescio, secondo cui saremmo noi a copiare voi. Si ride di gusto. Inoltre Massimo D’Alema ripete ogni trenta secondi che Prodi, da cui tu disperatamente hai tentato e tenti di marcare la discontinuità, ha governato l’Italia come un mago e che te l’ha data – a te! – già in serie A, come si vede dalle classifiche che ci collocano dopo la Malaysia e prima delle isole Kurili. Tu dici che Prodi sta ancora mandando a puttane l’Italia, e D’Alema ti pugnala dicendo che Prodi è stato il più grande primo ministro. Lo fa apposta. Anche la battuta secondo cui Berlusconi sarebbe un sito archeologico, detta da uno che recitava l’allocuzione a Palmiro Togliatti con i fiori in braccio era soltanto un siluro per te, oggi considerato il migliore imitatore di Berlusconi. Pensa, rifletti, cercati qualcosa di tuo. Altrimenti, alla peggio, ho un’idea: visto che Casini se n’è ghiuto e soli ci ha lassato (come disse Togliatti quando Elio Vittorini uscì dal partito) perché non vieni con noi a imitare Berlusconi? L’indirizzo? Se vieni da via del Corso, prendi a destra e...