Veltroni rinvia le dimissioni e Rutelli mastica amaro

Il leader Pd temporeggia nel lasciare la carica di sindaco di Roma per far approvare il nuovo piano regolatore

da Roma

Come Giulio Cesare con il «De urbe augenda» e Nerone dopo l’incendio, Walter Veltroni vuole essere ricordato nella storia di Roma con un sigillo, prima di lasciare: il piano regolatore della Capitale. «È l’atto più importante della storia di un secolo della città dal punto di vista amministrativo - ha dichiarato ieri il sindaco pronto a candidarsi alle Politiche - Siamo ad un passo da un evento storico».
Consapevole dell’eccezionalità del «piano», Veltroni ha deciso così di rimanere sulla poltrona del Campidoglio fino all’ultimo giorno disponibile per non perdere la candidatura alle elezioni di aprile: mercoledì prossimo. Domani sera il consiglio comunale potrebbe varare (condizionale d’obbligo, visto il bombardamento di emendamenti dell’opposizione) il piano della nuova Roma dopo il via libera della giunta: più «verde», ha detto ieri Veltroni, «recupero delle borgate». Il consiglio comunale si riunirà in una seduta-maratona di dieci ore. Non è escluso uno slittamento del voto all’inizio della prossima settimana, ma fino a mercoledì Veltroni rimarrà comunque al suo posto: presiederà la giunta dell’addio proprio il 13 febbraio.
Questo temporeggiare di Veltroni, e il suo desiderio di rimanere in sella fino all’approvazione del nuovo disegno urbanistico della città, sembra non piacere in particolare a Francesco Rutelli, il candidato designato alla successione del leader del Pd a Roma. Candidato obbligato, dal momento che le ipotesi alternative, come quella dell’ex ministro delle Comunicazioni Gentiloni, non sembrano abbastanza forti da assicurare una vittoria certa al centrosinistra. Le pressioni sull’ex vicepremier dal Pd sono ormai pubbliche: «Sì, mi piacerebbe se tornasse Francesco...», ha sussurrato ieri Veltroni a Matrix. In realtà le insistenze sarebbero ben più forti di un desiderio sincero.
I tempi stringono, perché le elezioni per le amministrative di Roma potrebbero svolgersi proprio ad aprile, con un anno di anticipo, grazie al via libera del decreto approvato nel consiglio dei ministri dell’1 febbraio proprio per evitare la gestione commissariale dei Comuni in cui i sindaci siano candidati alle politiche. Il governo dimissionario dovrà ora emanare un altro decreto per permettere ai Comuni «senza sindaco» di indire elezioni anticipate.
In pochissimi giorni Rutelli dovrà dunque decidere se partecipare all’avventura delle Politiche con il Partito Democratico o candidarsi al Campidoglio, dove è già stato sindaco per otto anni. Dal Pd gli starebbero chiedendo una dichiarazione pubblica, ma come può farla se Veltroni continua ad occupare la poltrona? «Mi state chiedendo un grosso sacrificio», avrebbe detto Rutelli a Veltroni. Ma la risposta per l’ex vicepremier pare sia stata definitiva: «Non possiamo permetterci di perdere Roma». Roma no.