Veltroni rischia il divorzio per le unioni gay

Sul primo cittadino il pressing del Vicariato: «Nei valori non negoziabili i cattolici si facciano sentire»

da Roma

Oggi il colle del Campidoglio potrebbe trasformarsi in quello del Calvario per Walter Veltroni. Il consiglio comunale discuterà e dovrà pure votare riguardo a tre provvedimenti di natura diversa che ruotano intorno alla stessa materia: le unioni civili, le coppie conviventi etero ed omosessuali.
Tema scabroso per il centrosinistra e sul quale, anche se indirettamente, il governo Prodi è andato in minoranza due volte in Senato. E dato che Veltroni ancora mantiene il doppio ruolo di sindaco di Roma e di leader del Partito Democratico (di cui fa parte anche la senatrice teodem Paola Binetti) per lui il problema raddoppia. La contrapposizione tra laici e cattolici, vincolati ai «principi non negoziabili» riaffermati due giorni fa anche in una nota del Vicariato, imbarazza Veltroni su entrambi i fronti.
Sul tavolo del consiglio due delibere e un ordine del giorno. Una di iniziativa popolare promossa dai radicali che hanno raccolto le 5mila firme necessarie ad «obbligare» il Campidoglio a prendere in considerazione la proposta, che prevede un Registro delle coppie, realizzato attraverso un atto formale e una dichiarazione congiunta della coppia. L’altra di iniziativa consiliare, sostenuta da Rifondazione, Pdci, Verdi, Sdi e Rosa nel Pugno, prevede comunque un Registro. Per cercare di superare il problema nel modo più indolore possibile il Partito Democratico ha messo a punto un ordine del giorno che impegna il Parlamento a darsi da fare per varare al più presto una legge nazionale che regolamenti le unioni civili, perché gli enti locali non possono procedere da soli varando norme «fai da te». Un modo per rimandare il problema. Non è detto però che questo gioco riesca.
Certamente nessuna di queste proposte piace all’ala cattolica del consiglio. In testa il presidente Mirko Coratti che non intende derogare dalle indicazioni del suo partito, l’Udeur di Clemente Mastella, che vede la regolamentazione delle convivenze come il fumo negli occhi. E Coratti non è solo nel centrosinistra: anche l’assessore capitolino alle politiche delle risorse umane, Lucio D’Ubaldo, ha più volte ribadito le sue perplessità sulla legittimità dell’istituzione di un Registro delle unioni civili presso l’anagrafe, visto che non esiste una legge nazionale di riferimento.
I consiglieri comunali che nell’aula Giulio Cesare affronteranno la discussione avranno puntati addosso molti occhi. Quelli della Chiesa che non si rassegna all’idea che a due passi dalla Città del Vaticano si possa dare un via libera, anche se soltanto simbolico, alle unioni gay. La posizione dei vescovi è nota da tempo ma due giorni fa il Vicariato ha di nuovo fatto sentire la sua voce attraverso le pagine del quotidiano Avvenire. «I cattolici che siedono in Consiglio comunale, e tutti coloro che considerano la famiglia fondata sul matrimonio come la struttura portante della vita sociale, da non svuotare di significato attraverso la creazione di forme giuridiche alternative - dice la Chiesa - saranno presto chiamati a mostrare la propria coerenza e la propria determinazione». Insomma fate come la Binetti e votate contro.
Appello subito condiviso da tutto il centrodestra, dall’Udeur e dai cattolici dell’Unione. La sinistra però non ha intenzione di mollare e ha già organizzato un sit-in in piazza del Campidoglio nel pomeriggio. Comunque andrà in consiglio, dice il radicale Massimiliano Iervolino, la battaglia per le unioni civili proseguirà.