Veltroni, risveglio choc in Veneto Berlusconi sfonda il 50 per cento

Con il sondaggio de «Il Gazzettino» cade l’illusione del candidato Pd di aver fatto breccia nel Nordest

da Milano

Altro che «muro caduto». Altro che clima cambiato, che ritrovato dialogo. Il Nordest resta saldamente in mano al centrodestra, e anzi oltre un elettore su due si prepara a votare per Silvio Berlusconi premier. Con buona pace di Walter Veltroni e delle 12 tappe del tour che dal 7 al 12 marzo scorsi ha portato il candidato premier del Pd da una città all’altra della regione più a destra d’Italia.
Non lascia margini di dubbio il sondaggio dell’Osservatorio Nordest curato da Demos & Pi per Il Gazzettino. Il 50,8 per cento degli intervistati - un campione di 933 elettori statisticamente rappresentativo della popolazione residente in Veneto dai 18 anni in su - si prepara a votare per il leader del Pdl. Per Veltroni solo uno scarno 31,3 per cento. Una «voragine» di venti punti tra i due principali contendenti alla presidenza del Consiglio, un «buco» impossibile da colmare nella manciata di giorni che mancano, ormai, all’appuntamento del 13 e 14 aprile. Il sondaggio è stato condotto tra il 17 e il 19 marzo scorsi, pochi giorni dopo, dunque, la visita del candidato del Pd. Alla domanda: «Se oggi ci fossero le elezioni politiche nazionali lei quale partito voterebbe alla Camera?» la risposta degli intervistati è stata netta. Nel dettaglio, al Pdl è andato il 34,5 per cento, cui si aggiunge il 16,3 per cento della Lega Nord, in netta crescita visto che guadagna oltre cinque punti rispetto alle Politiche del 2006, quando era all’11,1 per cento. Solo il 28,2 per cento per il Pd, che tocca il 31,1 con l’apporto del 3,1 per cento attribuito alla Lista Di Pietro-Idv. Ininfluenti le percentuali degli altri contendenti, anche se stando al sondaggio la Sinistra arcobaleno e l’Udc, rispettivamente al 6,1 e al 7,9 per cento, qualche influenza in termini di attribuzioni di seggi potrebbero averla qualora riuscissero a superare lo sbarramento regionale dell’8 per cento.
Veltroni bocciato, dunque, dagli elettori del Nordest. Illuso, e poi abbandonato, almeno nelle intenzioni di voto. E dire che il leader del Pd, proprio nel Nordest, aveva giocato il tutto per tutto, dando fondo alla politica del buonismo che è stato il leitmotiv della sua campagna elettorale. Da Rovigo a Mestre, da Treviso a Belluno, era stato tutto un inno alla pace ritrovata con questa area del Paese. Sino al gran finale di Verona e Padova: «Lo dico alla fine del tour del Nordest perché all’inizio poteva sembrare una captatio benevolentiae: nel futuro governo del Pd per la prima volta dopo tanti anni di assenza ci sarà una persona che rappresenterà il Nordest, non so ancora se politico, imprenditore o amministratore. Il Veneto, il Nordest è il cuore e il motore del Paese».
La «ciliegina» sulla torta, la promessa di un ministero al Nordest. Il clou di un disperato tentativo di reconquista della zona cominciato già con la scelta della candidatura dell’ex numero uno di Federmeccanica Massimo Calearo, «il testimone del fatto - aveva proclamato Veltroni - che il Pd è una novità vera». Non aveva tralasciato nulla, il candidato premier del Pd, nel tentativo di catturare il cuore del Nordest: l’incontro con gli operai e la sviolinata sull’importanza politico-economica dell’area, il pranzo di rito a casa dell’artigiano Favaretto, a Martellago, e il comizio di saluto con tanto di promessa di ministero. Una quattro-giorni intensa, 12 tappe che alla luce del sondaggio tra gli elettori sono finite in cenere. Insieme con l’ottimismo manifestato dal candidato del Pd a Vicenza: «Tutti i sondaggi dicono che ogni giorno le cose vanno meglio, c’è una crescita costante per noi. Posso dire, avendo guardato i dati su Vicenza, che anche qui si può fare».
Parole non esattamente profetiche. Certo, qualche segnale che non tutto fosse proprio idilliaco c’era stato, anche durante il tour. La contestazione del comitato «No Dal Molin», le critiche del mondo dell’industria. Non a caso Veltroni aveva giocato anche la carta del mea culpa: «Nel Nordest è caduto un muro, eretto anche perché in passato abbiamo detto cose sbagliate. Ma mai come oggi ci può essere una sintonia tra Nordest e Pd».