Per Veltroni Roma è la città più sicura d’Italia, ma il sindaco utilizza dati vecchi

Omicidi, furti, rapine, a Roma esistono due mondi paralleli. Quello ufficiale, che si ricava dalle denunce, e uno sommerso, formato da chi sceglie di non rivolgersi alle forze dell’ordine. Nella capitale il 78 per cento delle persone non denuncia i reati, secondo quanto emerge da una ricerca dell’Istituto di Psicologia della Sicurezza sugli abitanti di Pescara, Roma, Avezzano e Napoli, che ha preso come campione rappresentativo cittadini maggiorenni divisi per sesso, scolarità, professione, area di residenza. Ma Veltroni dice che «Roma non è in cima alle classifiche delle città più a rischio rapine e omicidi». Rilascia dichiarazioni con numeri alla mano. Quelli forniti dalla Banca dati di Eurostat che raccoglie i reati denunciati dalle forze dell’ordine alla magistratura nel 2004-2005 e contenuti nel rapporto sulla sicurezza dell’università di Trento e della Cattolica. I dati sarebbero, però, diversi se anche quel 78 per cento decidesse di sporgere denuncia, per la rapina, il furto o la violenza subita. Ma Veltroni si sofferma solo sul Rapporto sicurezza, dimenticando il resto. In base a quei dati, il tasso medio annuo degli omicidi su 100mila abitanti a Roma è dell’1,1, a Napoli (primo posto) del 4,7. Quello delle lesioni dolose è del 52,6 contro il 214,6 di Bologna. Per le violenze sessuali denunciate la capitale è all’ultimo posto fra le grandi città con il 7,7, mentre Milano al primo (18,7). Per quanto riguarda i furti, Roma è al penultimo posto, Bologna al primo, ma Napoli non viene nemmeno menzionata. Valori positivi anche per quanto riguarda i furti nelle abitazioni (per i quali la capitale registra 206,7 contro il 409,4 di Bologna) e quelli nei negozi. Più negativi, invece, quelli legati ai furti di auto, per i quali Roma è seconda solo a Milano. Francesco Giro, coordinatore regionale e commissario di Roma di Forza Italia, definisce quei dati «irricevibili, perché fondati su numeri vecchi di due anni», mentre il presidente della Federazione romana di An, Gianni Alemanno giudica «grave» il fatto che «dal 2004 al 2005 il numero di delitti denunciati nella città di Roma sia passato da 176mila a 193mila, con un aumento del 9,6 per cento». Veltroni, da parte sua, evidenzia che «il Comune continua a essere attento all’evoluzione dei fenomeni della sicurezza nella città». E «non pensa che Roma sia al riparo dai problemi delle altre grandi metropoli». Anzi, l’assessore capitolino alla Sicurezza, Jean Leonard Touadì si dice «consapevole che la sicurezza reale è diversa da quella percepita e che chi si vede rubare la pensione appena ritirata subisce un atto gravissimo». «Ma a Roma - aggiunge - affrontiamo questo tema anche attraverso la strada dell’inclusione sociale». La stessa che porta il sindaco a dire che in città non vuole quartieri etnici, che anche all’Esquilino si sta cercando di far convivere negozi italiani con quelli cinesi. Ma gli esercizi made in Italy più volte hanno sollevato il problema del moltiplicarsi dei megastore cinesi. E Marco Marsilio, capogruppo di An, sottolinea che «il Comune continua a permettere ai cinesi di fare quello che vogliono, centinaia di attività illegali prosperano senza problemi e il nucleo speciale dei vigili urbani creato appositamente per contrastare il fenomeno è stato sciolto cinque anni fa inspiegabilmente».