Veltroni rompe con Di Pietro: "Sta con la piazza"

Il leader Pd scarica l’alleato dopo gli insulti del &quot;No Cav day&quot; e apre al dialogo con l’Udc: &quot;Possibili convergenze&quot;. <a href="/a.pic1?ID=275110" target="_blank"><strong>Si alzano i toni, cade il Tonino</strong></a>.<strong> </strong>L’ex pm: &quot;Non mi dissocio da niente&quot;. <a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani/" target="_blank"><strong>E Walter fa qualcosa di riformista. Dì la tua</strong></a>

Roma - Eppure si erano tanto amati. Ma gira che ti rigira, Walter Veltroni e Antonio Di Pietro si sono ritrovati l’uno contro l’altro armati. Finiscono con il dirsele fuori dai denti e a entrare senza ambiguità in aperta concorrenza per il ruolo d’opposizione. Responsabile e «non a chiacchiere», quella professata dal Pd. Piazzaiola e forcaiola, quella dell’ex pm, che a questo mirava.

La giornata del No Cav day non era stata delle più felici, per il leader del Pd. Ancora una volta sulla graticola, con qualche pezzo del suo partito addirittura a reggere il moccolo a Di Pietro (i prodiani Magistrelli e Parisi: «È un bastian contrario, ha fatto un errore clamoroso», dirà di lui Walter). E soprattutto gli umori della gente anti-berlusconiana che se la prendevano con l’«ignavia» di Walter, restio al girotondo. Arrivavano gli attacchi di Grillo al «Veltroni-Topo Gigio», e passi. Travaglio attaccava la sinistra che si faceva «intortare» da Berlusconi, e passi ancora. Entrambi se la prendevano con il presidente Napolitano, definito da Grillo «Morfeo». E già qui il segno sembrava ben oltre le righe. Quando però Sabina Guzzanti ha tirato il Papa all’inferno, il segretario del Loft ha finalmente potuto tirare un sospiro di sollievo. «Intollerabile», aveva dichiarato a caldo. «Gente come lei ha portato Alemanno al Campidoglio», ha sbottato ieri. Tanto manifesta era emersa l’impotenza e la sconsideratezza dell’invettiva fine a se stessa.

«Una giornata di follie», commenta il giorno dopo un Veltroni rinfrancato, andando a incassare il «bel risultato» dipietrista a Matrix, su Canale 5. Facile facile e vincente, stavolta, la sua retorica. Un rigore a porta vuota. «Ieri sembrava che la sceneggiatura l’avesse scritta Berlusconi, con le urla e le grida caotiche gli hanno fatto il più bel regalo... Se ieri dal Giappone era sintonizzato su un canale che trasmetteva la manifestazione ha goduto».

Anche per Veltroni, però, «ora cambia tutto, c’è stata un’operazione di chiarezza». L’alleanza con Di Pietro, da lui perseguita con perseveranza degna di miglior causa, entra ufficialmente in crisi. Non poteva essere altrimenti, nonostante la tattica dilatoria veltroniana. Walter lancia il suo ultimatum dalla tv: «Adesso Di Pietro deve scegliere. Deve decidere con chi stare: se vuole stare con Grillo e Travaglio lo dica... Altrimenti, se vuole stare con una forza riformista rigorosa, che ottiene risultati... Perché una sinistra riformista che vuole essere alternativa di governo non va in una piazza dove si scatenano follie come gli attacchi al capo dello Stato e al Papa. Spesso portate da persone che dovrebbero mostrare il proprio curriculum di impegno civile prima di dare lezioni...». Basta con manifestazioni come quella di ieri, «perché quelli che urlano poi finiscono al Bagaglino e non si fa opposizione dicendo “sei un magnaccia”».

La risposta dipietrista arriva a stretto giro di posta, ed è di quelle che davvero potrebbero cambiare il volto dell’opposizione. Il leader dell’Idv sceglie senza tentennamenti: «Io non mi dissocio dal senso vero delle parole di Beppe Grillo, dalle parole di Travaglio e della piazza - dice Di Pietro -. Certo, non avrei usato i toni di Sabina Guzzanti, ma lei fa satira e io no. Io faccio politica. L’invidia del mondo politico li spinge a vedere la pagliuzza della satira anziché la trave delle leggi ad personam...». L’ex pm ormai prende il largo: «Nessuno pensi di poter intimidire l’Italia dei Valori con aut aut di sorta. La nostra forza ci proviene direttamente dai cittadini che ci hanno votato e soltanto a essi dobbiamo ubbidire, non ad altri».
Lo strappo c’è, e Walter finalmente è costretto a prenderne atto: «Se Di Pietro ha scelto Grillo e Travaglio, questo è un elemento di chiarezza definitiva, è una decisione politica». Parole da non dimenticare. Se non ci trovassimo in Italia, e ogni giorno non recasse la sua pena.