"Veltroni per salvare se stesso scarica tutte le colpe sui romeni"

Sansonetti, direttore di Liberazione (Prc): "Il progetto
del sindaco è fare del Pd un grande partito di centro". L'accusa. "Il decreto varato
dal governo è
razzista e nega
lo Stato di diritto. C’è una assidua
campagna
per convincerci
ad avere paura"

da Roma

L’emergenza criminalità «è un imbroglio», titola oggi a tutta pagina Liberazione, il giornale di Rifondazione comunista. E il direttore, Piero Sansonetti, spiega che non è una sua provocazione. Tutt’altro.
«Sono dati così ufficiali che più ufficiali non si può: li ha diffusi il ministero dell’Interno, sulla base delle informazioni date dai capi della Polizia. Ed è impressionante metterli a confronto con la campagna politica in corso».
Perché impressionante, Sansonetti?
«Perchè dicono che c’è un crollo nelle statistiche sui principali delitti “di allarme sociale”: assassinii, furti, scippi. Se in dieci anni, come ci dice il Viminale, gli omicidi si sono dimezzati, qualcuno mi sa dire che emergenza omicidi c’è? E vorrei segnalare che gli unici che aumentano sono gli omicidi consumati dentro la famiglia, specie quelli di mariti, amanti o fidanzati ai danni delle donne. Veltroni e il governo come pensano di fronteggiare l’emergenza mariti? Col “poliziotto di famiglia” che vigili sui comportamenti delle coppie? Trovo impressionante che nessuno tenga conto di queste realtà».
Eppure, direttore, ci spiegano che nell’opinione pubblica sta crescendo la percezione dell’insicurezza. La politica non deve rispondere a questo?
«Ma anche questo non è vero! Gli stessi dati del Viminale ci dicono che fino al 2005 la percezione dell’insicurezza era in calo in tutta Italia. Con un’unica eccezione, il Nordest, dove aumenta dal 17% al 28%. E qui si potrebbe fare il discorso dell’uovo e della gallina, se cioè aumenti perché c’è la Lega, o se la Lega continui a essere forte lì perché c’è questa sensazione diffusa di pericolo. Non escludo neppure che dal 2005 ad oggi la paura dell’opinione pubblica sia aumentata. Ma se aumenta è perché c’è una martellante campagna che dice che bisogna avere paura. Se me lo sento dire tutti i giorni, finisco per avere paura anch’io».
Il suo giornale, Liberazione, ha fatto un titolo molto forte sul «razzismo» del decreto espulsioni varato mercoledì.
«Sul razzismo non c’è dubbio: quel decreto è gravissimo. Anche se voglio premettere una cosa a cui tengo».
Premetta.
«Liberazione è stato uno dei giornali più sobri sul gravissimo episodio del pestaggio dei romeni a Roma. Non l’abbiamo in alcun modo messo in connessione con il decreto o con le dichiarazioni di Veltroni o di Fini: sarebbe folle fare automatismi sull’azione di un gruppo di delinquenti cretini, che spero finiscano in galera».
Premesso questo, il decreto le fa schifo. Perché?
«Perché sospende lo Stato di diritto, ed è costruito e mirato contro un particolare gruppo etnico. Veltroni è stato esplicito, ha puntato il dito sui soli romeni. Per questo credo che il Prc difficilmente lo potrà votare».
È stato Veltroni a chiedere quel decreto.
«Veltroni si è imposto sul governo per deviare le frecce che gli stavano arrivando addosso, come ha scritto Sergio Romano sul Corriere. E le ha deviate sui romeni. Ma la sua operazione è molto più vasta: sta traslocando a destra il Partito democratico. Attraverso grandi atti simbolici che servono a smantellare l’immaginario della sinistra, a cambiarne i valori. Punta in modo consapevole a conquistare l’opinione pubblica moderata, facendo del Pd un grande partito autosufficiente di centro. E questo è un grosso pericolo per la sinistra».
In che senso?
«La sinistra moderata non esiste più, c’è solo una sinistra radicale molto piccola. I ds sono scomparsi, i loro capi, da D’Alema a Fassino, spariti. La leadership è stata presa tutta da Veltroni, che vuole portare a destra il Pd. L’asse della coalizione si è radicalmente spostato, tra la sinistra e il centro c’è un grande vuoto. Mi domando se abbia ancora senso restare in quell’alleanza e in quel governo».
Ha fatto scalpore quel titolo di Liberazione, che chiede al Prc che resta a fare al governo.
«È un malessere che c’è, dentro Rifondazione e dentro la sinistra. Serve una discussione profonda, perché dobbiamo decidere noi se restare o no, e in base a una scelta strategica. Non piegandoci al ricatto del “se cade il governo torna Berlusconi”. Il problema non è Berlusconi, è il futuro della sinistra».