Veltroni, uno scrittore nato (fra la cipria)

Egregio e carissimo Sindaco di Roma Walter Veltroni,
sia chiaro, va tutto bene anche se qualche interrogativo, invero, ce lo eravamo posti quando scoprimmo che Ella aveva persino doppiato un cartone animato facendo la voce di certo Rino Tacchino. Era Amici per le penne, Walt Disney, anno 2005, Ella ricorderà. Lei fece anche questo, e ci eravamo chiesti, dunque, sino a che punto potesse spingersi l'abulia esistenziale di un uomo che aveva raggiunto eccellenti livelli in una nota professione (il politico puro, che pure è una non-professione) e che ne aveva poi approfittato per tipicamente levarsi qualche virtuosità dalle scarpe: e allora libri, saggi, iniziative le più varie, opinioni le più sciorinate, e festival, promozioni, sponsorizzazioni, rivalutazioni, Veltroni.
Del resto a noi che cosa importa di questo? C'è forse qualcosa di male nell'eclettismo di un politico che nel luglio scorso, intervistato da Grazia, ha pure ammesso che «Non so stare senza far nulla, ho sempre vissuto di corsa, convinto che, come mio padre, avrei avuto poco da vivere»? No, o non necessariamente: beninteso avendo noi diritto di stupirci per quanto tempo libero un sindaco di Roma riesca a ricavare, ma è un limite nostro, va bene così, Ella ha la nostra malcelata invidia.
Eccone un altro che non dorme la notte, un calvinista ascetico. Del resto c'è una sola altra professione che permette di fare praticamente tutto essendo specializzati in niente: ed è il giornalista, quindi buoni e zitti anche noi, coi nostri libri, le nostre saggistiche, i nostri blog, le nostre satire, insomma le nostre velleità. Tanto, dal canto nostro, faremo pure ogni cosa, ma rimarremo giornalisti, offelè fa el to mestè è il pensiero predominante, Ella lo sa.
Perciò, soprattutto all'estero, dove oggigiorno la specializzazione garantisce quel successo che secoli addietro la polivalenza garantiva a noi italiani, all'estero, dicevamo, viceversa non perdonano. Non perdonano l'attricetta che vuol fare la cantante, per dire, e figurarsi la cantante che vuol fare l'attricetta, e figurarsi un Tony Blair che esordisse pubblicando la Scoperta dell'alba, romanzo di formazione; figurarsi che cosa ne sarebbe stato di Tony Blair che avesse scritto: Il Pci e la questione giovanile, A dieci anni dal ’68, Il sogno degli anni Sessanta, Il calcio è una scienza da amare, Io e Berlusconi, I programmi che hanno cambiato l’Italia, Il sogno spezzato. Le idee di Robert Kennedy, La sfida interrotta. Le idee di Enrico Berlinguer, Certi piccoli amori, La bella politica, Certi piccoli amori 2, Governare da sinistra, I care, Forse Dio è malato. Diario di un viaggio africano, Il disco del mondo. Vita breve di Luca Flores, musicista, Senza Patricio.
E non stiamo considerando le iniziative inclassificabili tipo quella appunto dei cartoni animati e nondimeno l'organizzazione di festival musicali, e la versione da critico televisivo su il Venerdì di Repubblica, i suoi film e i libri preferiti allegati alla Sua Unità che in ciò fu pioniera, e dove giunse addirittura ad allegare il Vangelo di Gesù prima che Ella desse la cittadinanza onoraria a Papa Giovanni Paolo II, e poi insomma: tutte le altre cose, la presentazione delle Sue compilation musicali in un programma radiofonico condotto dall'accorato Pierluigi Diaco (con Fassino e Gasparri poi accodatisi) e insomma dio sa che cos'altro, nonostante sia decisamente molto malato.
Ma ecco, con questo che cosa vogliamo dire? Forse che le Sue opere, opere di un politico e artista del XXI secolo, ci facciano soavemente schifo? Dobbiamo ossia umiliarci a deridere il romanzetto dell'avversario politico in quanto avversario politico? Si può fare, sovente lo si fa, più spesso l'opera viene ignorata, ma che noia: suvvia, lasciamo cotanto esercizio ai beceri di professione, liberi di lordare purchessia. Noi vorremmo solo poter eventualmente leggere e giudicare le Sue opere, le opere di un dignitoso saggista e romanziere tuttavia inopinatamente dilettante. Noi vorremmo farlo tuttavia non accecati dal biancore del miracolo che ogni volta viene annunciato a margine dai suoi libri pubblicati regolarmente in corpo 20, che della Scoperta dell'alba questo articolo è probabilmente più lungo.
Il buonismo lo ha inventato Lei, quindi adesso ci deve dare una mano. Poche settimane fa, per farLe un esempio, un gruppo di colleghi compreso lo scrivente avevano scorticato l'autore di un recente saggio Einaudi (un amico) perché in una recensione l'avevano affiancato a Benedetto Croce: lui se ne vergognerà per l'eternità. E Lei che dovrebbe provare, dunque, rispetto a una Dacia Maraini che sul Corriere della Sera dell'altro ieri ha trovato in Lei tracce di Pirandello e Conrad e Tarkovskij? Pirandello e Conrad, capisce? E anche Tarkovskij, grandissimo regista, certo, amatissimo dallo scrivente, ma che è pur sempre roba da costringere la Maraini alla visione ripetuta di Andrej Rubilov, con La corazzata Potemkin che in confronto è un film con Alvaro Vitali. Tutte cose che Ella conosce, data una Sua rivalutazione anche del cinema porcellone, se ricordiamo bene.
Da Einaudi, proseguendo, ci avevano fatto sapere che la precedente Sua opera Senza Patricio brillò di recensioni entusiastiche come mai avevano visto prima, mentre sul Venerdì di Repubblica, la settimana scorsa, una talpa ci aveva raccontato che avevano stracciato la copertina (dapprima dedicata a Sergio Castellitto) per dedicarla a Lei e all'annuncio del Suo romanzo. Oggi, dulcis in fundo, il Corriere e Grazia pubblicheranno altre due diverse e preziose anticipazioni, ciò dopo che Ella ne ha parlato a Cortina e questa sera lo farà a Milano: e sta benissimo, va tutto benissimo. Ma converrà che la situazione è imbarazzante.
Quindi ci aiuti, Lei può farlo. Può aiutarci a liberare l'orizzonte mediatico da quegli imbarazzanti riflessi pavloviani che vogliono improbabili esaltazioni da una parte e improbabili denigrazioni dall'altra. Ci guadagnerebbe in primo luogo Lei e in secondis la critica letteraria italiana, insomma quasi. Forse ci guadagnerebbero anche Pirandello e Conrad e Tarkovskij, ma niente polemiche adesso. Noi siamo pronti a fare la nostra parte: tipo, prima di stroncare un suo romanzo, addirittura leggerlo. Non vediamo l'ora.