Veltroni scrive al premier per uscire dall’angolo E ora fa pressing sulla Cgil

Riunione a porte chiuse tra i colonnelli. Fioroni: «Epifani faccia un passo avanti e firmi l’accordo»

da Roma

«Non è vero che la cordata sta cercando un pretesto per chiamarsi fuori e non è vero che vuole scappare. Tutt’altro, mio padre è intenzionato ad andare avanti fino in fondo». Matteo Colaninno, ministro «ombra» dello Sviluppo economico nonché figlio del capocordata della Cai, la spiega così ai maggiorenti del Pd durante una riunione fiume a porte chiuse a Montecitorio. E senza troppi giri di parole conferma che la partita Alitalia non è affatto chiusa, lasciando intendere che è solo questione di ore - magari di giorni - prima che la palla torni nuovamente nelle mani di Anpac e Cgil. Enrico Letta, da parte sua, è durissimo verso Guglielmo Epifani che con il suo irrigidimento ha contribuito in maniera determinante a far passare l’immagine di un sindacato arroccato sulle sue posizioni e - questo dicono i sondaggi - principale responsabile di un eventuale fallimento della trattativa. E siccome il rapporto tra Cgil e Pd è noto, è chiaro che anche il Partito democratico rischia di pagarne lo scotto. Non a caso, seppure in misura minore, anche Piero Fassino ed Enrico Morando non lesinano critiche verso Epifani proprio mentre Colaninno jr conferma che la visita a Palazzo Chigi del padre e dell’ad di Cai Rocco Sabelli non è affatto un gesto di cortesia ma un concreto passo in avanti che porterà presto a una nuova offerta. Al che il pallino tornerà per l’ultima volta sul tavolo della Cgil e, dunque, anche del Pd. Ci sta, dunque, che l’ex ministro margheritino Beppe Fioroni, seppure motivandolo come un gesto per «smascherare il governo», inviti la Cgil a «fare un passo avanti e firmare l’accordo».
Walter Veltroni ascolta con attenzione, torna su quelle che definisce le «enormi colpe» del governo e rilancia la necessità dell’ingresso nella cordata di un partner straniero. Alla fine, però, decide di prendere carta e penna e scrivere a Silvio Berlusconi. Un gesto pubblico e, soprattutto, di responsabilità, che non si possa poi dire che l’opposizione non ha partecipato attivamente alla partita con un atteggiamento positivo. «Signor Presidente - è l’incipit della missiva - Le scrivo per rinnovare l’impegno del Pd a concorrere alla ricerca di una difficilissima soluzione positiva...». Proprio quell’impegno che il premier - nei giorni in cui da New York Veltroni sceglieva la strada del silenzio - ha sempre negato esserci stato.
La lettura a Palazzo Chigi è duplice: non c’è solo chi pensa che il segretario del Pd sia voluto finalmente uscire dall’impasse per differenziarsi in modo deciso da Epifani, ma anche chi arriva a sostenere che avvicinandosi una chiusura positiva della trattativa Veltroni cerchi addirittura di metterci sopra il cappello. Ipotesi che in qualche modo troverebbe conferma nella dura replica di Paolo Bonaiuti alle «tre proposte avanzate» dal segretario del Pd. «Si è inventato l’acqua calda. Peccato - dice il portavoce del premier - che i suoi compagni della Cgil ed i suoi amici piloti stiano portando l’Alitalia nel baratro».
Sfumature a parte, anche nel Pd sono in molti a pensare che ormai la partita Alitalia non possa che chiudersi in maniera positiva. Anche perché, come dice chiaramente il presidente di Sea Giuseppe Bonomi, il ritiro delle licenze per gli aerei di Alitalia «sarebbe uno shock fortissimo» per tutto il sistema del trasporto aereo italiano. Insomma, un danno per tutti a prescindere dai colori politici. E Berlusconi, racconta chi lo ha sentito ieri, è decisissimo a trovare una soluzione in settimana tanto da essere sceso in campo in prima persona con Colaninno. Che ieri, insieme a Sabelli, ha avuto un lungo faccia a faccia con Gianni Letta. È il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, infatti, a tenere le fila con la Cgil mentre An sta cercando una mediazione con l’Anpac, il sindacato dei piloti tra cui conta non pochi iscritti.
E la novità delle ultime ore - che darebbe a tutti gli attori una buona scusa per sedersi nuovamente al tavolo senza perdere la faccia - potrebbe essere quella dell’allargamento della cordata a un partner straniero. Non a caso, una delle tre ipotesi ventilate da Veltroni dopo il faccia a faccia con Colaninno jr. Una soluzione, questa, che il Cavaliere non ha mai scartato, salvo precisare come fosse un refrain che «Alitalia dovrà restare la compagnia di bandiera». «Un risultato - ripeteva ancora ieri sera - che riusciremo a raggiungere». La strada, dunque, sarebbe quella di anticipare l’ingresso in Cai di un partner straniero, che abbia però una quota di minoranza (favorita la tedesca Lufthansa, anche se non si può escludere un’azione di Air France-Klm). In questo modo, il piano Fenice elaborato da Intesa-SanPaolo resterebbe sostanzialmente lo stesso, come chiede Cai, ma per la Cgil e soprattutto per i piloti ci sarebbe la garanzia dell’ingresso di un grande vettore internazionale.