Veltroni si ritira ma nessuno lo aveva invitato

Com’è saggio e nobilmente patriottico lo scrittore Walter Veltroni quando afferma solennemente che qui, in Italia, nessuno fa mai passi indietro. Non li fanno i segretari di partito, non li fanno i politici indagati, non li fanno i direttori di giornali, nessuno ha mai il coraggio di un passo indietro, casomai sempre passi più lunghi della gamba, passi falsi, passi a due dalla De Filippi o passi di tango dalla Carlucci, e Walter invece no, lui fa un passo indietro, perché «ho anche imparato quanto sia giusto farlo, in un Paese in cui nessuno rinuncia a nulla». E a cosa rinuncia? Alla presidenza del Consiglio? No, alla candidatura al Premio Strega. Al quale, piccolo particolare, nessuno l’ha mai candidato. Walter però ne era comunque onorato, perché «qualcuno ha scritto che io sarei stato favorito». E Walter, non il Dostoevskij ma di sicuro il principe Myškin della narrativa italiana, talmente ci aveva creduto da scrivere ieri sul Corriere della Sera un pezzo strappalacrime dove rinuncia, rinuncia solennemente, rinuncia a malincuore, rinuncia «onorato che si sia parlato di me come di un possibile candidato al Premio Strega», premio che attenzione, non è la più grande cagata di Premio del Paese, bensì «il più prestigioso riconoscimento letterario del Paese», e quindi rinuncia e gli dispiace, gli dispiace «di non poter provare l’emozione della conta al Premio Strega», e dopo aver imperversato con i suoi librini ovunque, «in un Paese come il nostro, dove la vita si infila in ogni pertugio della vita pubblica, sento il dovere di rispettare un valore che ritengo fondamentale», ossia «la piena distinzione dei ruoli e dei confini dentro i quali si cela qualcosa di molto delicato e importante». (C’è anche uno scoop involontario: Veltroni ha chiesto «e concordato con la casa editrice che Noi non sia candidato al Premio Strega»; quindi non sono i giurati a proporre i libri, come da regolamento, ma le case editrici). Anche io, lo ammetto, vorrei rinunciare alla traduzione delle mie opere per Gallimard, a un volume della Pléiade, a un Meridiano Mondadori o un bel Mammut della Newton Compton, ma purtroppo non sono coraggioso e altruista come Walter, se vogliono sono disponibile a un passo avanti.
Tuttavia mica c’è solo Walter, tempi d’oro questi per i passi indietro. Perché Morgan, al contrario, pur di andare a Sanremo, si è rimangiato tutto il crack dichiarato e andrà in comunità, dispiace tanto anche a lui di aver detto quelle cosacce diseducative, facendo un passo indietro dalla maledizione e facendo passare un concetto ancora più diseducativo della droga: che pur di andare a Sanremo si è disposti a farsi umiliare a Porta a Porta da chiunque, da Don Mazzi alla Meloni a Livia Turco a Stefano Bonaga, e facendo passare l’idea, lui, l’artista maledetto, che non solo Parigi valeva una messa, ma Sanremo ne vale dieci. In ogni caso, secondo passo indietro, non meno farsesco di Walter: a Sanremo non può cantare la sua canzone d’amore, ma nel frattempo è invitato a parlare in qualsiasi altra trasmissione Rai, e forse andrà perfino a Sanremo, come opinionista, sono in corso trattative per dei passi avanti di Viale Mazzini.
E non finisce qui. C’è anche Saramago, lo scrittore premiato col Nobel. A differenza di Samuel Beckett, al quale il Nobel faceva schifo già nel 1969 tanto da non andare a ritirarlo, Saramago fu ben contento di prenderselo, quindi il Nobel, per lui, è prestigioso come Sanremo per Morgan e lo Strega per Walter. Saramago, seguendo il trend, fa un passo indietro, e annuncia che non andrà dal Papa in visita a Lisbona per incontrarsi con gli esponenti della cultura portoghese. Peccato che gli inviti non siano ancora stati presentati e ufficializzati, e allora non si capisce da cosa faccia il passo indietro, ma che importa, un passo indietro è un passo indietro. Comunque sia, con tre passi indietro del genere in un giorno siamo a posto tutto l’anno, speriamo solo che alle loro spalle ci sia un burrone.