Veltroni si scopre cinese. E copia Silvio

Il leader del Partito democratico scimmiotta il Cavaliere: saccheggia il programma del Pdl su tasse, sicurezza, famiglia e legge Biagi. E ne ricalca pure la strategia comunicativa

Roma - Non ha studiato legge a Harvard e non ha la pelle nera. Ma come modello carismatico e comunicativo Walter Veltroni ha scelto di identificarsi in Barack Obama. Ma c’è anche qualcun altro a cui, nell’indirizzo programmatico e nella meticolosa costruzione della sua immagine, il candidato premier del Pd si sta ormai apertamente ispirando: Silvio Berlusconi. Il tentativo di seguire le orme dell’ex odiatissimo nemico di un tempo è sempre più nei fatti di questo inizio di campagna elettorale.

Il candidato del Pd, grande talento camaleontico capace di smarcarsi morbidamente tra una certezza e il suo contrario e di assorbire come una spugna le idee felici altrui, ha messo a segno l’ultimo «colpo» soltanto tre giorni fa. «Se il Pd vincerà le elezioni porterà al primo Consiglio dei ministri dodici disegni di legge con cui tradurre in pratica il suo programma», ha dichiarato. Un’idea che dalle parti del centrodestra viene ripetuta da mesi tanto dal leader di Forza Italia quanto da Gianfranco Fini. Ma poco importa. Essendo una trovata di impatto che testimonia la volontà di tramutare in fatti le chiacchiere da comizio meglio farla propria. E chi se ne importa delle accuse di plagio fatte esplodere dal campo del centrodestra.

«Non sarebbe riuscito a fare di meglio neanche l’ufficio propaganda del Pci di cui Veltroni, nei suoi 35 anni di militanza, è stato uno dei massimi responsabili», dice l’azzurro Gregorio Fontana. «Dovendosi vergognare del suo passato recente (governo Prodi, Visco) e remoto (Pci) il leader del Pd copia tutto: dal nuovo simbolo del Pd, che sembra quello di Forza Italia, al programma, non più in centinaia di pagine ma con lo stesso schema per punti annunciato da Silvio Berlusconi e perfino l’idea di presentare dei disegni di legge nei primi Consigli dei ministri. La prossima campagna elettorale rischia di trasformarsi in una sfida tra la brutta copia taroccata “made in China” di Veltroni e l’originale di qualità di Berlusconi».

L’accusa di plagio, in realtà, gli è stata scagliata addosso anche dallo stesso Berlusconi. Ma l’ex sindaco di Roma va dritto per la sua strada. E dopo aver saccheggiato i contenuti della proposta politica del PdL (meno tasse, più sicurezza, sostegno ai giovani e alle famiglie, riforme istituzionali e riduzione dei parlamentari), il candidato del centrosinistra aggiunge che la legge Biagi lui la difende, che in Afghanistan ci sono «i nostri ragazzi», che «il nucleare non è un tabù, considerando le nuove tecnologie, e non ho nessuna opposizione di principio». E ancora, cita i sondaggi come una sorta di tonico con cui motivare la sua truppa, esattamente come fa il Cavaliere. E imposta la sua campagna elettorale come un one man show.

La stessa scelta degli slogan - uno su tutti «cambiare l’Italia» - non appare proprio inedita. Una sorta di usato sicuro, visto che il titolo di un libro di Berlusconi era proprio: «La forza di un sogno: cambiare l’Italia». Così come colpisce l’uso del tricolore e dell’Inno di Mameli cantato in occasione degli appuntamenti pubblici. E c’è anche chi, dentro Forza Italia, fa notare come i cartelloni 6x3 siano tagliati ad altezza fronte come accadeva con quelli del suo avversario e come nel Pd Veltroni stia inserendo donne giovani e di bell’aspetto. Dettagli, certo. Che però lasciano capire come un modello ben preciso, magari consapevole magari no, finisca per affacciarsi nella mente di Walter. Un esercizio forse comprensibile, visto il fallimento della sinistra al governo. Ma viene da chiedersi, con Paolo Bonaiuti, «perché gli elettori dovrebbero comprare da Veltroni un prodotto contraffatto, quando hanno a disposizione l’originale di Berlusconi?».