Veltroni smonta Prodi: il dialogo aiuta il governo

Roma - Grande apprezzamento di facciata per il lavoro di Walter: continui pure a cercare l’intesa per la legge elettorale, ma stia attento a non incrinare l’asse di governo. È un tavolo di occhiate oblique e sospetti manifesti, quello al quale il Pd si riunisce a sera tarda nel loft di piazza Santa Anastasia. E Romano Prodi non ha remore a porre l’«alt» all’azione del segretario Veltroni, giudicata troppo sbilanciata verso Silvio Berlusconi. Ma Veltroni, dopo un giro di telefonate, siede al tavolo forte dell’appoggio della maggioranza del Pd e costringe il premier a «subire» la sua strategia e le sue «rassicurazioni». Il leader democratico afferma che «con le riforme il governo è più forte» e «che il dialogo aiuta il governo e non lo danneggia».

Una tesi opposta a quella del premier impegnato a difendere la sua poltrona, sostenendo che non c’è da fidarsi del dialogo con il capo dell’opposizione. «Ma vi sembra dialogante, Berlusconi?», aveva già in mattinata detto ai giornalisti a Bologna, prima di prendere il treno per Roma. E si era proposto come «garante di tutta la coalizione». Ma, già entrando ieri sera nella sede del Pd a Santa Anastasia, Prodi, dopo aver sentito telefonicamente Veltroni, era costretto a correggere il tiro: «Sono tutti i democratici i garanti della coalizione». Così da modificare radicalmente il senso della precedente affermazione e non alimentare ulteriormente il dualismo con Walter.
Veltroni, in mattinata, aveva voluto rassicurare personalmente anche i più piccoli dell’Unione, che temono di essere schiacciati dall’abbraccio tra Pd e Forza Italia. Cominciando da Clemente Mastella: una lunghissima telefonata chiarificatrice serviva a far rientrare lo «strappo» del leader dell’Udeur, diventato tra i più strenui sostenitori di Prodi, pronto a qualunque ricatto pur di non accettare «l’ibrido sistema ispanico-tedesco». Rassicurazioni che sono state tenute per buone dal capo dell’Udeur, ma che non hanno per nulla tranquillizzato Prodi sul suo futuro a Palazzo Chigi, anche perché Walter ha dimostrato di tenere saldamente in pugno lo scettro del partito. Anzi, il sospetto che da un’intesa elettorale Veltroni-Berlusconi possa nascere uno scenario alternativo all’Unione ha continuato ad aleggiare sul vertice notturno, cui ha preso parte l’intera nomenklatura del Pd.

Non di sola legge elettorale si è parlato, perché a tenere in ansia la maggioranza è anche il cammino parlamentare del pacchetto sicurezza. Il nervosismo che ha serpeggiato durante tutta la giornata ha fatto sì che l’incontro, protrattosi nella notte (ben oltre tre ore), all’inizio previsto in un ristorante romano in formazione «ristretta», sia stato trasformato in un vertice allargato all’intero vertice del Pd, nella sede ufficiale del partito.