Veltroni sogna la spallata dopo i sondaggi in rosso

Non è una buona notizia per Walter Veltroni quella che gli ha dato l’ultimo sondaggio di Renato Mannheimer sulla corsa alla segreteria del Partito democratico, in vista delle primarie del 14 ottobre. I ventuno elettori su cento che nel mese di luglio, dopo l’annuncio della sua candidatura, attribuivano al sindaco di Roma la capacità di assicurare al nuovo partito «molti più voti» di un altro leader sono scesi a sedici. Anche quelli che gli attribuivano la pur modesta capacità di raccogliere «qualche voto in più» sono scesi da 47 a 41. Gli scettici, quelli del «non so», sono saliti da 4 a 11.
Poiché il gradimento per la candidatura di Veltroni è risultato ugualmente alto, pari al 69 per cento del pubblico dichiaratosi «sicuramente» deciso a partecipare alle primarie, contro il 12 per cento di Rosy Bindi e il 5 per cento di Enrico Letta, si può presumere ch’egli non sia ritenuto responsabile - o lo sia solo in minima parte - della minore capacità che gli viene ora attribuita di procurare «più voti» al partito di cui sta per assumere la guida. Veltroni sembra piuttosto considerato vittima dei danni procurati al nuovo partito dall’accresciuta impopolarità di Romano Prodi e del suo governo.
Il senatore Goffredo Bettini, che è il più veltroniano dei parlamentari del partito che sta nascendo, ha riconosciuto qualche giorno fa che il governo a causa di «un’incertezza di comunicazione su alcuni provvedimenti decisivi per la vita degli italiani, come le tasse, ha generato paura e confusione». Ma non per questo esso andrebbe liquidato perché «se cade, l’unica alternativa è il voto», ha detto Bettini in sintonia con Piero Fassino. A Veltroni pertanto spetterebbe, secondo Bettini, l’ingrata funzione di «ammortizzatore tra l’opinione pubblica e il governo», cioè tra il potenziale elettorato del nuovo partito e Prodi.
Se questa fosse anche la vera opinione di Veltroni, a dispetto della convergenza con Francesco Rutelli sulla opportunità di costruire alleanze politiche di «nuovo conio», sottratte ai condizionamenti asfissianti della sinistra estrema, la sua avventura di segretario del Partito democratico sarebbe semplicemente suicida. Il governo Prodi marcia ormai in tale rotta di collisione con l’elettorato che non vi è ammortizzatore in grado di reggere l’urto. In cuor suo Veltroni può solo augurarsi che qualche incidente nella sessione parlamentare di bilancio lo liberi di Prodi e gli consenta, con l’aiuto del presidente della Repubblica, di mettere in cantiere un governo di decantazione che, dovendo provvedere alla legge finanziaria e ad altre urgenze, sottragga il nuovo partito all’immediato naufragio elettorale. Non faccio Walter tanto sprovveduto da non capirlo, o tanto temerario da considerarsi l’ammortizzatore immaginato dal suo amico Bettini.