Veltroni sogna Veronica: "Può essere utile al Paese"

Il futuro leader del Pd non nasconde: "Una donna rara, vorrei un contesto in cui potesse dare il suo contributo"

Milano - L’importante è esagerare. Non contento di aver dichiarato la sua stima per avversari politici come Beppe Pisanu e Stefania Prestigiacomo di Forza Italia e Adolfo Urso e Adriana Poli Bortone di An, Walter Veltroni confessa che gli piacerebbe «disporre di un contesto dove Veronica Berlusconi possa dare un suo contributo». Il leader in pectore del Partito democratico svela il suo desiderio in un’intervista pubblicata sull’edizione del settimanale Anna in questi giorni in edicola.

«Ci sarebbe una donna che non so collocare nel panorama politico italiano, e di cui conosco le curiosità intellettuali...», ragiona a voce alta il sindaco di Roma rispondendo alla sollecitazione dell’intervistatrice Anna Latella, direttrice del periodico, che si lamenta di D’Alema, reo aver menato il can per l’aia quando affermò di rispettare Condoleezza Rice, Tzipi Livni ed Emma Bonino, tre donne che in base a chissà quali criteri dovrebbero godere di considerazione unanime. E chi è quella donna, domanda Latella? «Veronica Berlusconi» risponde Veltroni, che argomenta il suo pensiero: «L’ho incontrata qui in Campidoglio e mi sembra abbia due caratteristiche rare, entrambe utili a questo Paese: è open minded, curiosa e ha una grande autonomia intellettuale. Ho letto le poche interviste che ha rilasciato negli anni, e il libro “Tendenza Veronica”, mi sembra una personalità di primissimo piano». Le proporrebbe, vuol sapere l’intervistatrice, un ruolo nel Partito democratico o in un’assemblea ispirata al modello Sarkozy? «Mi piacerebbe - resta un po’ sul vago Veltroni - un Paese dove si incrociano le idee, penso sarebbe bello disporre di un contesto dove Veronica Berlusconi possa dare un suo contributo. Tra l’altro, in questi anni, ha molto apprezzato la sua discrezione».

L’intervista poi si sviluppa toccando temi vari, fino alle voci che danno Roberto Benigni in corsa per il premio Nobel. Il sindaco di Roma spiega che «Fo e Benigni non possono essere considerati comici in senso stretto, la loro è un’arte ben più complessa». Vuol dire, domanda Latella, che sono altra cosa rispetto a Beppe Grillo? «Se crede di riuscire a farmi pronunciare quel nome...», conclude Veltroni.

Insomma, il sindaco della Capitale e futuro leader del maggior partito del centrosinistra dichiara di avere letto la biografia, autorizzata, della consorte del leader del centrodestra, corteggia politicamente la stessa signora ma tratta Beppe Grillo da innominabile. E poi magari si arrabbia con chi sostiene che l’antipolitica colpisce soprattutto il suo schieramento.