Il veltroniano Caldarola contro D’Alema: "Vecchio scheletro attaccato al potere"

"Era un tifoso del doppio turno, ora è per il modello tedesco. Guida la rivolta della sinistra conservatrice. Con lui Bersani e la Finocchiaro"

da Roma

Onorevole Caldarola, lei che è vero «analista veltroniano», ci può spiegare cosa succede nel Pd?
«È semplice: c’è fuoco incrociato su Walter per fargli la pelle. Bersani lo attacca sulla laicità, D’Alema sulle riforme. Sperano di imbracarlo».
E l’obiettivo quale sarebbe?
«Ammazzarlo, devirizzarlo o perlomeno condizionarlo. La chiamerei la ribellione degli scheletri».
E chi sono gli scheletri?
«Quelli che ho citato, e tanti altri. Se serve una categoria semplice: il parlamentarismo contro la leadership, il vecchio contro la novità».
È un scontro che si può evitare?
«No, è nella pancia di questo partito da dieci anni, solo dopo che si sarà celebrato si potrà ricomporre. L’unica cosa certa è che non si metterà la polvere sotto il tappeto, stavolta».
Cosa guida D’Alema?
«La sua passione per la politique politicienne e il potere. Per lui va tolta di mezzo l’ipocrisia della coerenza: al suo confronto l’ondivago Occhetto è un pilastro di fermezza».
Addirittura?
«D’Alema era una grande sostenitore del sistema francese e un grande nemico di quello tedesco. Ora sostiene l’opposto per colpire Walter».
Cosa dovrebbe fare Veltroni?
«La faccia cattiva. D’Alema, non ha mai portato in fondo una battaglia in vita sua. Se gli rispondi a muso duro cede sempre».
Bersani non è una mammoletta...
«No. È un... Deng Xiao Ping italiano: la cosa che ha in testa è una via cinese in salsa emiliana».
La Finocchiaro, l’altra «ribelle»?
«Ci sono stati tre mesi in cui pareva che potesse far tutto: segretaria del Pd, presidente del Senato o della Repubblica. Ora non si rassegna a quel che è: con Hillary Clinton, la politica più antipatica d’Occidente».
E Fassino?
«Dilaniato, come sempre. Non so se riuscirà mai a emanciparsi da Massimo. È come i militanti convinti che D’Alema sia il capo di tutto».
E non è così?
«Sì, certo. È il capo del vecchio».
Ma così le riforme saltano?
«Al contrario. Questo è il tempo delle leadership forti, e il modello francese serve al Paese».
E se invece Veltroni perde?
«Vince la sinistra più balcanizzata e conservatrice della storia».