Vendemmia 2005 berremo meno vino ma sarà più buono

In Puglia la pioggia ha danneggiato il primitivo. Ottima annata per Franciacorta. Quattro stelle per il Rosso di Montepulciano

Elena Jemmallo

L’annata 2005? Sicuramente più scarsa di quella precedente, ma forse di qualità migliore in quasi tutta la Penisola. Il «forse» è d’obbligo, perché, soprattutto per i rossi, è ancora presto per fare previsioni. Ad agitare il sonno di produttori ed enologi ci sono le piogge (e in qualche caso la grandine) di questi giorni, che potrebbero aver danneggiato l’uva facendo fuoriuscire il mosto. Eppure, tra i produttori prevale l’ottimismo. «Siamo contenti per l’annata, che si preannuncia buona, anche se non eccezionale - ha spiegato Mattia Vezzola, enologo e direttore di Bellavista -. Purtroppo ha piovuto domenica scorsa, ma la zona del Franciacorta non è stata danneggiata più di tanto». Un 2005 di tutto rispetto, quindi, grazie anche ad una stagione favorevole, con temperature relativamente basse rispetto alla media, che hanno permesso una maturazione più lenta. «Anche se - prosegue Vezzola - non potrà essere annoverata tra le etichette eccellenti, come quella dell’84, dell’88, del ’91 e del ’95».
Buone notizie anche sul versante dei rossi toscani, anche se la vendemmia non è ancora cominciata. «Siamo un po’ preoccupati per le piogge, ma non per la sanità dell’uva - ha spiegato Massimo Romeo, presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano - speriamo che il tempo cambi rapidamente. Dopo una buona estate, con molto sole e temperature nella media, l’uva sta continuando una maturazione regolare che lascia intendere che questa sarà un’ottima annata». Ottima, ma anche per i rossi di Montepulciano non si tratterà di eccellenze: «Da uno a cinque? Questa sarà una vendemmia da quattro stelle».
Scendendo a Sud, le cose non cambiano di molto. Sarà un’annata sicuramente migliore della precedente secondo Francesco Winspeare, imprenditore vitivinicolo di Castel di Salve, nel Salento. «Niente a che vedere con le vendemmie del ’97 o 2000, ma promette bene: «la produzione è buona, non ci sono muffe, la buccia è dura». Unico neo: l’andamento climatico. «Siamo in ritardo di almeno due settimane a causa della temperatura, speriamo in un settembre migliore».
Parlando di quantità, invece, il 2005, con circa 51,8 milioni di ettolitri, sarà ricordato come un anno non abbondante (l’anno scorso nelle cantine italiane ne sono stati prodotti 53,3 milioni). Sono le stime dell’Ismea e l’Unione Italiana Vini, che però invitano a non drammatizzare: «Se confrontati con la media degli ultimi cinque anni - spiega Arturo Semerari, presidente dell’Ismea - i volumi risulterebbero in crescita». Avremo meno vino, quindi, ma più buono. È il risultato dell’inchesta condotta da Winenews, uno dei siti più visitati del settore, che ha interpellato oltre 30 tra le aziende vitivinicole più importanti d’Italia. E che prevede una produzione in calo anche del 10-15 per cento rispetto all’abbondante 2004.
La vera sorpresa sarà il Mezzogiorno, dove la produzione è stimata in crescita del 4 per cento. E dove la forte escursione termica tra giorno e notte ha favorito lo sviluppo degli aromi nelle uve bianche, autorizzando l’aspettativa di una qualità ottima per le varietà aromatiche.