«Vendere Livingston non è una necessità»

da Milano

«La differenza è semplice: quando abbiamo trattato con Eurofly, lo scorso anno, avevamo necessità di vendere, oggi questa urgenza non c’è più». Risponde così Bruno Colombo, presidente di Viaggi del Ventaglio, alla domanda se non cominci a pensare di mantenere la compagnia aerea Livingston, controllata al 100%, nel portafoglio del tour operator. Il prezzo richiesto, 50 milioni, da molti è considerato eccessivo, ma Colombo sorride: «Potremo spuntarne anche di più. La compagnia va bene: il prezzo del carburante e la debolezza del dollaro, ci avvantaggiano». Ammette che la situazione debitoria del Ventaglio nei confronti del proprio vettore «è intorno ai 30 milioni», ma assicura che Livingston sarà venduta solo a condizione che l’acquirente abbia un piano industriale che «assicuri continuità e qualità. Noi terremo il 20% e avremo peso nella governance». Il termine per le offerte preliminari è stato rinviato a lunedì: sono attese le buste del fondo Atlantis e della svizzera Sky broker, che si aggiungeranno a quelle di Itali Airlines, Air One, Orlando Special Situations e di un fondo Usa. All’assemblea del Ventaglio si è respirata un’atmosfera più distesa del passato: l’accordo con le banche creditrici e l’ingresso del fondo Cornell Capital, che porterà un massimo di 70 milioni, hanno permesso di avviare la società fuori dalle secche della crisi. Il mercato, inoltre, appare positivo.