Vendere le quote in A2A? La sinistra molla Tabacci

Barricate più a sinistra che nel centrodestra, dove è solo la Lega a promettere battaglia. La proposta dell’assessore Bruno Tabacci di vendere parte della quota in mano al Comune di A2A spacca la maggioranza del sindaco Pisapia. Poco convinta di dover ricorrere anche l’anno prossimo alla vendita dei gioielli di famiglia per «aggiustare» il bilancio, così come già fatto nel 2011 con la cessione del 29,75 per cento della Sea al fondo F2i di Vito Gamberale. «È tempo di «tentare una strada diversa da coloro che, sotto le insegne apparentemente obbligatorie del “o si vende o si tassa”, con singolare miopia ci costringeranno a fare entrambe le cose», attacca Daniele Farina di Sel, il partito di riferimento di Pisapia. «Le forniture di gas ed energia elettrica - ragiona il Carlo Masseroli (PdL) - sono liberalizzate e dunque il possesso di A2A non porta vantaggi ai milanesi. Anche perché non è detto che proprio qui possano trovare i prezzi migliori vista l’abitudine di usare queste società come bancomat dove prelevare dividendi straordinari per ripianare i bilanci». Basta «parole in libertà sul destino delle aziende partecipate», ha bacchettato la giunta Pisapia il capogruppo del Pd Carmela Rozza. «No a una deriva ultraliberista» le fa eco da Palazzo Isimbardi il vicecapogruppo del Pd Roberto Caputo. Per Riccardo De Corato una «squallida confusione» in una sinistra che «non ricorda che A2A è quotata in Borsa».