La vendetta di Comunisti e Prc: adesso cancellate la legge Biagi

L’ala estrema, in imbarazzo con i suoi iscritti, cerca il riscatto sulla riforma del lavoro

da Roma

Da elemento che avrebbe potuto facilitare l’accordo politico sulle pensioni, tenendo buona la sinistra radicale, a campo di battaglia per la «vendetta» di Prc e Pdci. La legge Biagi era finita nel tritacarne della trattativa sulla riforma che dovrebbe superare lo scalone della Maroni e adesso torna d’attualità. Perché l’ala sinistra della maggioranza, in particolare Rifondazione comunista e i Comunisti italiani, per contenere la rabbia della base e distogliere l’attenzione dagli scalini e da quella che considera poco più di una riedizione dell’odiata riforma Maroni, si sta preparando a rimettere in cima all’agenda delle lotte di autunno proprio la riforma del lavoro che prende il nome dal giuslavorista ucciso dalle Br.
Il presidente dei senatori del Prc Giovanni Russo Spena ne ha parlato velatamente quando ieri ha chiesto ai colleghi moderati di coalizione «quali saranno le proposte del governo su legge 30 (la Biagi, ndr) e welfare».
Nel bel mezzo della trattativa sullo scalone, il ministro del Lavoro Cesare Damiano aveva già annunciato che alla prima riunione post-accordo con le parti sociali - che poi è stata fissata per domani - si sarebbe parlato anche di lavoro. Quindi di legge Biagi e di contratti a termine. Si prepara una «restaurazione», ha accusato Maurizio Sacconi di Forza Italia, già sottosegretario al Welfare e uno degli autori della riforma che ha tradotto in norme le indicazioni del Libro bianco. «Il governo - per il senatore azzurro - si appresta a proporre alle parti sociali di irrigidire l’uso dei contratti a termine, di rendere più disincentivato il ricorso al part time, di cancellare il lavoro intermittente, e la somministrazione del lavoro a tempo indeterminato. Si tratta ancora una volta - è l’accusa di Sacconi - di una concessione alla Cgil». Un allarme simile è stato lanciato dal segretario dei giovani di Forza Italia Francesco Pasquali.
Ora che gli scalini previdenziali sono nero su bianco nell’intesa con il sindacato, le rivendicazioni della sinistra su questo argomento avranno più peso. Anche perché la traduzione in legge e il passaggio parlamentare della riforma previdenziale si annunciano insidiosi. Prc e Pdci cercheranno di introdurre modifiche e i dissidenti della sinistra radicale hanno già annunciato il loro voto contrario. E il dissenso si potrebbe allargare anche ai parlamentari più disciplinati. A meno che non si conceda a eletti ed elettori della sinistra radicale una vittoria, come quella di una drastica revisione della Biagi.
Rimarrebbero da convincere le parti sociali. Perché se la Cgil si trova in una situazione simile a quella della sinistra radicale, nel senso che sarebbe avvantaggiata da una battaglia diversa da quella sulle pensioni come quella contro la precarietà, al governo rimarrebbe da superare il no di Confindustria. Che con il vicepresidente Alberto Bombassei ha fatto capire di aspettarsi adesso misure a favore della competitività e non il contrario. E anche quello di Cisl e Uil. In particolare il sindacato guidato da Raffaele Bonanni non manderebbe giù uno stravolgimento della Biagi. Anche perché, come sulle pensioni, non è disposto a lasciare spazio ai partiti nelle materie che riguardano i lavoratori.