La vendetta del contadino raccomandato

Il segreto: due fratelli, papà e anche nonno in giro per la pista a spiare quelli bravi «perché io le traiettorie non le so fare»

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato a Valencia

È il festival dei buoni sentimenti quello che va in scena nel torrido catino di Valencia. Perché Valentino Rossi rende omaggio al nuovo campione del mondo, «Hayden è un grande pilota e soprattutto un bravo ragazzo» dice. Il fatto è che lo dicono tutti: dall’ultimo cameriere all’Ecclestone delle moto, mister Carmelo Ezpeleta. Tutti contenti per questo bel ragazzone americano che nel Paese a stelle e strisce veniva preso per i fondelli: «Contadino» gli dicevano, perché da quelle parti se vieni dal Kentucky, al massimo puoi allevare polli. «E contadino raccomandato» gli hanno poi simpaticamente affibbiato appena giunto nel moto mondo occidentale, nella MotoGp, anno 2003, lui ragazzo prodigio delle serie americane che fu preferito al connazionale e campione del mondo Sbk, Colin Edwards.
Così, all’epoca, il ragazzo - pardon... quel bel contadino raccomandato - fu come crocefisso. In aggiunta, la Honda America decise di metterlo a far palestra accanto a Valentino Rossi, mica uno qualsiasi. E il povero Nicky, ad ogni test beccava un secondo e mezzo, ad ogni prova idem, ad ogni qualifica lo stesso, e in gara, giro dopo giro, qualcosa di simile. Lui ne uscì bello come sempre, contadino buono come sempre, ma decisamente più forte, soprattutto nell’animo. Non è un caso che oggi, da campione del mondo, ammetta serafico che «sì, è vero, quando vado in testa ho ancora qualche problemino a trovare la traiettoria migliore, però migliorerò ancora». Frase sincera e umile nel mondo-squalo che corre a trecento all’ora. Anche perché risponde ad una delle battute più cattive sfornate nei suoi confronti: «Nicky è il miglior pilota del mondo quando è in seconda posizione...».
Sessantacinque Gp, tre vittorie, quattro pole, diciannove podi e ora un mondiale, Hayden ha due fratelli e una sorella. La famigliola lo segue spesso, papà Earl, venditore di auto usate, sempre. Proprio per babbo Earl, Valentino sconfitto avrà parole belle e inaspettate per franchezza: «A Estoril, con tutto quello che era successo a suo figlio, è venuto di nascosto nel mio motorhome per farmi comunque i complimenti... un gran gesto, un gesto che non scorderò». Ex motociclista il papà, ex motociclista suo fratello maggiore Tommy, ex motociclista quello minore Roger, ex motociclista, incredibile, anche sua sorella Jennifer. Per fortuna non impennano invece la piccola Kathleen e mamma Rose che fa torte come nonna Papera.
La famiglia ha fatto quadrato e di più attorno al ragazzo. Basti pensare che i due fratelli, e persino il nonno, durante questo week end erano nascosti lungo la pista a controllare curve, staccate, accelerazioni, punti deboli e punti forti dei rivali e di Valentino soprattutto. Perché sapevano di Nicky: «Perché, sai, io quando sono davanti, le traiettorie mica le faccio bene...». Risultato: Nicky, stavolta, conosceva tutto di questa pista insidiosa.
Ci sono poi un altro paio di cosine che rendono il mondiale del bel contadino americano un mondiale meritato e sacrosanto. La prima: questo ragazzone classe 1981 di Owensboro, che disputò la prima gara a 4 anni, non solo non doveva vincere il titolo ma la Honda Hrc, la squadra più potente del mondiale, non voleva. Hayden doveva fare, ci si passi il paragone, la bestia da soma, mentre il predestinato era quel ragazzino talentuoso e bizzoso di nome Daniel Pedrosa. Sì, quello che speronò Hayden in Portogallo. Fatti due conti, ad ogni test o collaudo, se Pedrosa percorreva l’equivalente di un Gp, Nicky ne faceva due e mezzo. Parti, frena, monta e smonta gomme, pistoni, forcelle e quant’altro. Una faticaccia inaudita per tutti, ma non per un contadino cresciuto a latte, polli e torte della mamma, un contadino belloccio e onesto che ha conquistato il mondiale contro il più grande di tutti; soprattutto, un contadino che ha conquistato l’amore e la stima del moto mondo quando ad Estoril, speronato e umiliato, col mondiale che gli sfuggiva di mano, ha incassato con classe la rabbia del tradimento del compagno. Quindi, in silenzio, si è messo sul muretto, ha osservato il resto della gara e «quando ho visto Elias fare quel sorpasso miracolo ai danni di Vale, quando gli ha tolto quei cinque punti per soli 6 millesimi, ho pensato: Nicky, non tutto è ancora perduto. Forse, c’è un po’ di fortuna anche per me». Aveva ragione: senza quei sei millesimi, oggi non sarebbe campione del mondo.