La "vendetta" della Ferrari: Kimi e Massa in prima fila

Due Rosse davanti a tutti: quest’anno non era mai accaduto Raikkonen: "Spa è la mia pista preferita". Felipe: "No al gioco di squadra, io sono qui per vincere". Per loro è l’ultima chance

nostro inviato
a Spa Francorchamps

Incredibile. Sul circuito più bello del mondo rombano le parole e le macchine sfrecciano che sembrano elettriche tanto il rumore delle schifezze politiche e spionistiche le zittisce. Eppure c'è un mondiale che vorrebbe andare avanti. Ci sono piloti che rischiano la pelle e - provare per credere - basta piazzarsi nel centro del nodo dell'Eau Rouge per capirlo. In quel punto, Kimi Raikkonen passa che neppure si sente un attimo d'incertezza nel suo piede sull'acceleratore; anche Felipe Massa sfreccia così; pure Alonso ed Hamilton.
Tutti gli altri no. Come se ci fosse una netta distinzione tra i big e il resto del mondo, come se in palio ci fosse molto più di un titolo, ma l'onore di opposte fazioni, di guelfi e ghibellini del motorismo, di buoni e cattivi, di belli e brutti.
La griglia nobile del Belgio racconta, dunque, di una prima fila tutta Ferrari, quest'anno cosa mai accaduta; narra dell'ottava pole stagionale, la terza firmata dall'algido finnico. Racconta anche del terzo posto di Alonso, terzo nonostante la gita stile rasaerba al primo tentativo pole, terzo «ma posso vincere perché su questa pista sono riuscito anche a dimenticare le polemiche tanto è divertente guidare». Alonso è un fiume in piena, tutto pur di evitare domande spinose e molto spy: «Dopo l'uscita ho temuto, ma ce l'ho fatta a prendere l'ultimo giro in tempo, e adesso posso lottare, anche perché qui la Ferrari non è lontana come in Turchia, possiamo davvero batterla».
Però non come a Monza. Perché in Brianza le frecce d'argento hanno fatto il bello e cattivo tempo, ma sulle Ardenne la musica è cambiata, seguendo lo schizofrenico copione di questa stagione. Qui, invece, le Ferrari sembrano dettare legge, per di più hanno un motivo imminente: la conquista del mondiale costruttori. Il pallottoliere iridato parla chiaro: annullati a Parigi i 166 punti fin qui conquistati dalla McLaren-Mercedes, le Rosse svettano con 143, le Bmw inseguono a quota 83. In pratica, con una doppietta la Ferrari sarà campione del mondo. Che poi sia un mondiale per cui gioire davvero, meglio chiedere ai tifosi dell'Inter; resta però il fatto che, viste le molte malefatte altrui, nel caso ci sarebbe comunque da sorridere e brindare.
«Sono ovviamente contento della pole - dirà l'ovviamente monoespressivo Raikkonen -. Perché l'ho conquistata su una delle mie piste preferite, tanto più che avevo qualcosa che non andava nel retrotreno della mia F2007. In gara cercherò di fare del mio meglio, pensando anche al fatto che di solito siamo più veloci durante il gp rispetto alle qualifiche».
Felipe Massa cerca di mascherare la delusione: in fondo pensava di avere la pole in mano, ma l’ha persa per colpa di un errore all'ultima curva. «È stata comunque una buona qualifica. Il mio secondo giro da pole è stato perfetto fino all'ultima curva. Lì ho sbagliato, ho bloccato le ruote, perdendo quell'attimo che mi avrebbe garantito la pole position. Ora spero solo in una bella partenza perché siamo tornati competitivi ai massimi livelli e possiamo davvero vincere».
Fin qui il bla bla del tutti felici e contenti, ma sul circuito belga, mondiale costruttori a parte, si decide qualcosa di ben più importante: chi, all'interno della rossa, sarà la «prima guida» nell'ultimo rush per il titolo. Raikkonen con il collo ancora dolorante («mi fa male») ha cinque punti in più di Massa, però il brasiliano non sembra proprio farci caso: «Se faremo gioco di squadra? Guardate che io sono qui per vincere».
Dunque, avviso ai naviganti: forse la Ferrari ha finalmente posto la parola fine alla querelle con la McLaren. Auguriamoci che i due galletti rampanti trovino pacifico e onorevole accordo per giocarsi le ultime chance di acciuffare Hamilton e Alonso. Basta che non inizino a litigare in casa. La F1 è stanca di beghe e anche la Ferrari non ne può più.