La vendetta del giustiziere Bordelli

N on è mai stato un allegrone né un romantico sognatore il Commissario Franco Bordelli, questo lo hanno capito benissimo i suoi lettori fin da quando nel 2002 Marco Vichi decise di dare alle stampe la sua prima avventura.
E nel tempo in romanzi come Il commissario Bordelli, Una brutta faccenda, Il nuovo venuto e Morte a Firenze e in una graphic novel come Morto due volte (tutti editi da Guanda), i lettori hanno imparato ad amare per la sua schiettezza e la sua capacità di resistere al «mal di vivere» questo singolare poliziotto che ne La forza del destino (Guanda, pagg. 372, euro 18,5; vi proponiamo in anteprima l’incipit) deve vedersela con la più crudele e terribile delle sue indagini.
Bordelli ha perso molti amici nell’alluvione fiorentina del 1967 e si è scontrato personalmente con il potere sotterraneo e occulto della massoneria, cercando di indagare sulla morte del giovane Giacomo Pellissare. Non ha potuto assicurare alla giustizia il responsabile di quella terribile uccisione e ha subito personalmente lo sfregio di vedere stuprata Eleonora, la donna che ama. Una violenza alla quale è stata fatta seguire una minacciosa lista con tutti i nomi dei suoi amici. Ed è per non mettere loro in pericolo che Bordelli ha deciso di dimettersi dalla carica di poliziotto, di non indagare più ufficialmente, di ritirarsi in un luogo sperduto nella campagna Toscana dove non sta cercando di lenire le sue ferite ma dove aspetta solo il momento per poter mettere in atto la sua giustizia.
D’altro canto Bordelli è un uomo che ha sempre combattuto nella sua vita, fin da quando durante la guerra decise di far parte del Battaglione San Marco. Non è mai stato un santo e ha amato da sempre frequentare più i delinquenti che i poliziotti. E così all’inizio «cammina nei boschi, legge, spacca la legna, fa la spesa, accende il fuoco, cucina, mangia, guarda la televisione». Aspetta con calma il momento giusto. Ha imparato fin da bambino, leggendo le favole, che i cattivi vengono sempre puniti. È per questo che deciderà di affrontare personalmente i quattro orchi autori del delitto. È per questo che deciderà di assumere su di sé per la prima volta nella sua vita la pelle del lupo e di trasformarsi in giustiziere. Una strada amara e senza ritorno quella da lui intrapresa che ci ricorda a tratti quella del commissario Bärlach protagonista de Il giudice e il suo boia di Friedrich Dürrennmatt. Non bisogna mai chinare il capo davanti al Destino, lo sa bene Bordelli, ma bisogna impugnarlo con forza, anche quando questo può far male.