Vendetta di rigore


(...) anche i meriti complessivi, del torneo e quelli conclusivi, di ieri sera. Quattro. Sono quattro le stelline che da domani incorniciano le casacche azzurre della Nazionale. Quattro titoli di campioni del Mondo. Quattro, un passo dietro il Brasile. Che serata ragazzi. E adesso correte verso la curva, correte insieme a tutti noi, che stiamo qui in tribuna, a Berlino, e pensiamo ai tanti che arrivarono a un passo dal trionfo e ne furono respinti. Come pensiamo che adesso Bearzot può scendere dal piedistallo. Tocca a Lippi. A Lippi e ai suoi eroi.
Quel che si dice un brutto quarto d’ora. È quello che vivono, insieme, mano nella mano, la Nazionale e Marco Materazzi, raccolta in un grumo di emozioni e di tensioni. Succede tutto nei primi sei-sette minuti, quelli che segnalano la collisione (involontaria) tra Cannavaro e Henry prima dell’incursione in area azzurra di Malouda mosso da un colpo di testa dell’attaccante, nel frattempo ristabilito e pimpante più di prima. Materazzi, incaricato della chiusura del portone, gli si fa incontro con l’intenzione dichiarata di non toccarlo, di evitare l’impatto: per dimostrarlo si fa da parte dando al proprio intervento il carattere maldestro. Malouda, semplicemente sfiorato, crolla in area e l’argentino decreta il rigore che Zidane trasforma con un beffardo cucchiaio. Sotto gli occhi del titolare della specialità, Totti. Il pallone schizza sotto la traversa, entra e riesce. È la prima volta che l’Italia di Lippi va sotto in questo mondiale e lo si deduce non solo dallo sguardo smarrito dei più ma anche dal comportamento in campo degli azzurri. Impiegano la bellezza di dieci-dodici minuti buoni per ridare un senso geometrico al gioco, per ricucire i reparti e riannodarli mentre Gattuso si esalta in una serie di interventi che tolgono aria, libertà e pallone al celebre Zidane.
Il brutto quarto d’ora dell’Italia finisce appena Camoranesi ha una geniale intuizione. Si ritrova sulla bandierina dell’angolo e invece di prendere la rincorsa affida l’incombenza ad Andrea Pirlo. È lui che ha il piedino fatato e la parabola, più lunga del previsto, finisce nei pressi del secondo palo dove Materazzi e Vieira si sfidano a singolar tenzone, ma in quota. Il ragazzone di Appiano svetta più alto del francese e realizza una frustata che finisce al centro della porta, sotto la traversa, imprendibile per chiunque, portiere e difensori. L’effetto del pareggio recuperato dà il via alla migliore frazione degli azzurri: sono padroni del campo e del gioco, soffrono solo qualche affondo di Ribery e organizzano azioni alla mano che possono esaltare persino Toni, «murato» da Thuram al termine di una bella intesa Gattuso-Totti. A dispetto dei centimetri, la Francia soffre il gioco aereo degli azzurri. Se sorvegliano Materazzi, sfugge ai radar Toni che al minuto numero 36 coglie in pieno la traversa.
La Francia si risiede a tavola nella seconda frazione appena Henry riscalda i muscoli e comincia uno show che è un inno al calcio e alla sua classe. Zambrotta è autore, tra l’altro, di un intervento, in area, sulla caviglia di Malouda, che è di sicuro più rigore di quello fischiato nel primo tempo. Elizondo, l’arbitro, non se la sente di infierire. La Nazionale soffre a centrocampo, perde metri e non ha forza per ripartire, mancano all’appello un paio di pedine, Totti e Perrotta, risulta urgente rinfrescare i ranghi. Allo scoccare dell’ora Lippi toglie dalla scena le due biglie perse, Totti e Perrotta e fin qui niente da dire ma li rimpiazza con un paio di sostituti inattesi: Iaquinta e De Rossi. Scelte discutibili. Accompagnate da una benedizione ché sulla punizione successiva del solito Pirlo, Toni di testa riesce a trovare l’angolo scoperto di Barthez. La sua festa dura meno di venti secondi, il tempo di scoprire che c’è una bandierina alzata, segnala, in partenza, la posizione di fuorigioco di De Rossi. Di là si arrende Vieira, Diarra ne prende il posto, di qua Camoranesi, tra i migliori, lascia il posto a Del Piero.
Quando le squadre si dividono in due tronconi è il segno che la stanchezza monta e che solo una prodezza può schiodare l’1 a 1. Squadre ferme, stremate dalla fatica, spolpate. Chi ha cartucce spari, ne hanno un paio a disposizione i francesi. Ribery fa vedere le streghe a Buffon con uno scambio in velocità con Malouda chiuso da un tiro a fil di palo prima di cedere il passo a Trezeguet. Zidane chiama Buffon alla ribalta con un colpo di testa di bellezza pari al colpo di reni del portierone azzurro. Molti hanno i crampi, Henry uno di questi e si arrende all’inizio del secondo supplementare. C’è il rischio di perdere anche la testa. Come succede a Zidane, proprio a lui. Dopo un battibecco innocuo centra Materazzi con una testata al petto: l’arbitro non vede, l’assistente ha bisogno delle proteste feroci di Buffon e Lippi per trovare il coraggio di segnalare il reato, gravissimo, a Elizondo. Espulso Zidane: esce a testa china da una carriera luminosa. Ineccepibile. Francia in dieci negli ultimi dieci minuti. Resiste senza correre grandi rischi fino ai rigori. E comincia il batticuore. Pirlo e Materazzi fanno centro, Trezeguet sbatte sulla traversa. È l’errore che marca a fuoco il mondiale. Da quel momento tutti gli azzurri hanno il piede freddo e il cuore degli eroi. De Rossi centro, Del Piero centro. E poi Grosso.
Alla fine si vede la coppa nelle mani di Cannavaro e i ragazzi di Lippi non se ne vogliono più andare dal centro del campo. La toccano e la baciano per capire che è tutto vero. Strepitosamente vero. L’Italia di Cannavaro e Gattuso è campione del mondo.
Franco Ordine