La vendetta di Ségolène su compagno e compagni

In un libro appena uscito, l’ex candidata all’Eliseo attacca François Hollande e i colleghi socialisti: "Sono loro i colpevoli della sconfitta"

Parigi - «A voi elettori ed elettrici, che mi avete dato la vostra fiducia spesso senza conoscermi», è la deliziosa dedica - carica di involontaria ironia - con cui si apre il libro «Ma plus belle histoire, c’est vous» («Siete voi la mia storia più bella»), scritto dall’ex candidata presidenziale socialista Ségolène Royal. Il libro è in vendita da ieri in Francia (edizioni Grasset, Parigi, 330 pagine).

La memoria del cronista va a una fredda mattinata parigina dello scorso gennaio, quando bisognava fendere a gomitate la folla dei giornalisti francesi e stranieri, riunitisi al numero 10 della rue Solferino, alla sede nazionale del Partito socialista, per ascoltare il messaggio di auguri della candidata presidenziale Ségolène Royal. Fu il messaggio combattivo di una persona che pensava di avere il vento in poppa. I sondaggi erano ancora tutti dalla parte della Royal, che il 16 novembre 2006 era stata eletta candidata ufficiale del partito all’Eliseo in occasione della consultazione interna tra i membri, molti dei quali si erano iscritti sull’onda di una vittoria che sembrava quasi inevitabile, se non scontata.

Proprio questo era lo slogan stampato sulle magliette dei giovani socialisti, che quel giorno facevano gli onori di casa alla rue Solferino: «Il dovere di vincere». Vincere le presidenziali dopo due tornate consecutive in cui un esponente della destra, Jacques Chirac, aveva potuto risiedere all’Eliseo. E la vittoria sembrava un obiettivo a portata di mano. Invece Ségolène Royal è riuscita a perdere. Adesso l’ex eroina della gauche pubblica un libro che afferma: «Io debbo questa riflessione a tutte coloro e a tutti coloro che mi hanno dato la loro fiducia, di cui io ho portato le speranze e che hanno sofferto per la sconfitta».

Ségolène Royal riconosce insomma che la sua candidatura si è trasformata in una sofferenza per il «popolo di sinistra», e ammette che forse chi l’ha scelta non la conosceva bene. Peccato che abbia scritto questo libro per rifilare ad altri la colpa della propria batosta, senza fare il passo più importante: ammettere che molti membri del suo stesso partito l’hanno scelta proprio perché non la conoscevano bene, mentre adesso si guarderebbero bene dal giocare nuovamente quella scommessa rivelatasi suicida. Ma la Royal è decisa a tornare sulla scena politica, e ora regola i propri conti nella speranza di riuscire a battersi di nuovo per l’Eliseo. Magari alle prossime elezioni presidenziali, in calendario per il 2012.

Nel suo libro al vetriolo, Ségolène Royal se la prende con gli avversari come Nicolas Sarkozy, l’uomo che al secondo turno delle presidenziali (6 maggio) l’ha sconfitta con un risultato molto chiaro: 53 contro 47 per cento. Se la prende soprattutto con gli amici, e persino col suo ex compagno François Hollande. Anche qui la memoria del cronista corre indietro nel tempo. Nell’estate 2005 la coppia-chiave della sinistra francese (lui segretario generale del Partito socialista, lei candidata in pectore all’Eliseo) lasciò circolare ad arte la voce di un imminente matrimonio, volto a ufficializzare l’unione da cui erano nati quattro figli. Quando si sogna il potere, è sempre meglio proporre ai connazionali l’immagine rassicurante di una bella coppia presidenziale. Poi il matrimonio non ci fu, ma la coppia rimase apparentemente unita fino alla sfida delle urne. La sera del 6 maggio scorso, quella della sconfitta, Ségolène fu costretta a confermare le voci relative alla sua separazione. Adesso nel libro accenna a quella storia, dicendo che aveva «deciso di restituire a François Hollande la sua libertà» (senza accennare al fatto che - secondo le voci che corrono a Parigi - quella «libertà» lui se l’era già presa da un pezzo). Aggiungendo di aver rifiutato la richiesta del quasi coniuge di tornare insieme: «Gli dissi che non mi sembrava una buona idea ma che avremmo potuto lavorare insieme sul piano politico».

Nel libro uscito ieri, Ségolène Royal in realtà parla poco dell’ex coniuge. Lo fa sempre in modo freddo, senza acrimonia, ma soprattutto senza alcuna tenerezza (neppure per i tempi andati). Lo fa con distacco. Dice che nel periodo precedente le elezioni il compagno-segretario «la guardava da lontano», come se credesse solo fino a un certo punto in lei. Ma la vera staffilata riguarda l’atteggiamento umano di François Hollande nei suoi confronti. Ségolène Royal afferma chiaramente di essersi sentita sola in quell’occasione. Senza un uomo che la amasse davvero. E - riflettendo sui propri sogni per il futuro - scrive una frase pesante, che costituisce uno dei punti chiave del suo libro: «Per vincere, la prossima volta avrò bisogno del sostegno di tutto il mio partito e di un compagno innamorato di me. Un compagno deciso a impegnarsi fino in fondo».

Un elemento fondamentale del libro della Royal, che ripercorre le vicende della scorsa primavera elettorale transalpina, sta nel tentativo di scaricare su altri esponenti della sinistra la colpa della sua sconfitta, apparendo così come quella «Giovanna d’Arco della politica francese», di cui parlavano - senza neppure un rossore - alcuni giornali italiani (e non solo italiani) nel periodo a cavallo tra il 2006 e il 2007. Diventa dunque interessante il paragrafo su amici e nemici, che fa pensare a un gioco di parole sul proverbio «Dagli amici mi guardi Iddio... ».

Il testo si riferisce appunto alle polemiche del periodo di fine 2006, quando i socialisti erano impegnati nelle primarie, rivelatesi così dure che poi il candidato del centrodestra, Nicolas Sarkozy, ha potuto servirsi di alcuni argomenti anti Royal, già utilizzati in casa socialista. Ecco quanto scrive la Royal in proposito: «Com’è possibile che gli attacchi siano venuti più da sinistra che da destra? Io credo che la destra abbia lasciato fare il lavoro alla sinistra. La sinistra ha colpito così pesantemente, che la destra ha potuto dilettarsi a contare i punti e a sorridere della situazione. Qualche mese dopo certe polemiche, la destra non ha dovuto fare altro che riciclare gli stessi argomenti contro di me: incompetente, priva di esperienza, mai guidato un ministero da maschi, ignorante in economia, zero in politica internazionale, e così via».

Certo quel dibattito interno al Partito socialista fu aspro, ma Ségolène Royal dimentica di ricordare l’«arma impropria» che lei stessa utilizzò per vincerlo. Anzi per stravincerlo. L’accusa ai suoi rivali (Dominique Strauss-Kahn, oggi presidente del Fondo monetario internazionale, e l’ex primo ministro Laurent Fabius) di essere terribilmente antifemministi ed aver pronunciato frasi offensive come: «Se Ségolène andrà all’Eliseo, chi si occuperà dei bambini a casa Hollande?».

Anche nel libro uscito ieri Ségolène Royal utilizza fino in fondo - e spesso in maniera assai spregiudicata - l’arma del femminismo, che resta il suo vero cavallo di battaglia. Si presenta come una vittima del machismo dilagante. Si chiede se la Francia sia pronta ad avere un presidente donna e si considera la risposta vivente a quella stessa domanda. Solo che questo argomento rischia di diventare un boomerang: il prossimo marzo, alle elezioni per la carica di sindaco a Parigi, una donna del centrodestra, Françoise de Panafieu, cercherà di togliere la poltrona al primo cittadino uscente, il socialista Bertrand Delanoë. Ma c’è da scommettere che in quell’occasione la Royal terrà ben chiusi nel cassetto i suoi tradizionali discorsi a proposito delle donne in politica.