La vendetta si chiama Leo Bassi: il clown giramondo oggi al Ciak

Dopo dodici anni i milanesi rivedono il «comico scomodo», che per uno sketch si è trovato con una bomba in camerino

Matteo Failla

Il pubblico milanese, dopo dodici anni di assenza, attende La vendetta di Leo Bassi, in scena oggi al Teatro Ciak. Ospite d’eccezione della seconda edizione della rassegna I Clown della Domenica – che nelle domeniche fino al prossimo 14 giugno, oltre ad esibizioni di clown proporrà stage, conferenze e incontri con gli artisti – Leo Bassi si esibirà in uno dei suoi spettacoli che lo hanno reso famoso, con quello stile tutto suo che lo ha reso il grande Maestro della clownerie mondiale.
Ma Bassi non è uno di quei clown che tanto piacciono ai bambini, non appartiene a quella categoria di artisti che si presentano con la pallina rossa sul naso, è piuttosto un buffone «pericoloso» senza peli sulla lingua che combatte l’economia moderna, la politica, la religione.
Poco tempo fa, a causa di uno spettacolo sull’elogio del laicismo («La rivelazione»), durante il quale è comparso vestito da Benedetto XVI, si è fatto nemico dell’estrema destra cattolica spagnola. Il risultato è stato un chilo di esplosivo piazzato presso il suo camerino: attentato sventato ma che poteva tuttavia provocare una strage.
Bassi viene sì da una famiglia di circensi, ma è convinto del mutamento che ha investito il ruolo del clown; non deve solo far ridere, ma provocare: per indurre alla riflessione. La Vendetta vuol essere proprio questo, uno spettacolo che si scaglia contro i marchi e la pubblicità, un grido di rabbia che mira a svegliare lo spettatore, a renderlo partecipe anche con gesti eclatanti: spruzzare Coca Cola sul pubblico, ma anche passare tra le sedie del teatro con un paio di forbici in mano alla ricerca del logo di una marca da strappare dalla maglietta.
Solo in questo modo, secondo Bassi, si riesce a coinvolgere il pubblico, anche quello che non vuole esserlo, al fine di provocare una reazione: perché è solo grazie a quest’ultima che si riesce veramente a cogliere il messaggio dello spettacolo.
Portando l’arte dello spettacolo demenziale ai livelli più alti, Bassi è perennemente in tour per il mondo con i suoi spettacoli: ha lavorato in Russia ma anche in Cina e Pakistan, realizza trasmissioni di successo o semplici iniziative, come quella che mira a boicottare il «Grande Fratello» spagnolo.
Dopo aver assistito ad uno spettacolo di Bassi si può uscire da teatro con sentimenti differenti, a volte anche con un certo imbarazzo. Ciò che è certo è che non sarà facile dimenticare. Magari sporchi di Coca Cola o anguria, che in passato Bassi ha tagliato con una motosega, magari con la maglietta bucata e privata di un marchio, ma sicuri di aver assistito alla performance di un artista noto in tutto il mondo, di un buffone che si allontana dal semplice ruolo del cabarettista per approdare in quella zona grigia in cui si fanno e si parla di «cose disdicevoli».