Per vendetta tentano di bruciare un disabile

La vittima è un romeno che dormiva in un’auto abbandonata: ora è nella
casa di accoglienza di via Ortles. «Non è stato un episodio di razzismo. E
se non mi avessero aiutato dei passanti adesso sarei un uomo morto»

«Se la gente che passava di lì per caso non mi avesse visto, se non avessero notato che stavo per bruciare vivo, beh...Io adesso non sarei più qui, sarei morto. Ci sono andato molto vicino. Dicono che Milano è una città di persone indifferenti, razziste che non guardano in faccia nessuno, dicono che puoi morire per strada e nessuno ti dà una mano. Io posso affermare esattamente il contrario: sono stati dei milanesi a salvarmi la vita».
Ian Dobromobovich, 32 anni, romeno è un sopravvissuto e non solo perché nella vita, senza una gamba e senza un posto dove vivere, si parte già piuttosto svantaggiati. Mercoledì notte, infatti, qualcuno ha cercato di bruciarlo vivo mentre stava dormendo nella vettura abbandonata e parcheggiata lungo i bastioni di Porta Venezia, in via Vittorio Veneto, dove quest’uomo - un disabile senzatetto che talvolta chiede la carità ai semafori, più spesso se ne va semplicemente lungo le strade e spera che qualcuno gli dia una mano - trovava riparo durante la notte. Non è stato un atto di razzismo, no: la polizia lo esclude e anche lo stesso Ian, che ci parla dal suo letto del dormitorio di viale Ortles dove ora viene ospitato fino a quando non si riprenderà dallo spavento, ne è convinto. Si è trattato di pura e semplice vendetta.
«La mattina avevo avuto un litigio con dei sudamericani all’esterno del McDonald’s di corso Buenos Aires, quello più vicino a piazzale Oberdan...Tra loro c’era anche un tipo che gira con le stampelle, uno come me. Erano ubriachi, non saprei neanche ricordare ora perché avessero voluto attaccar briga con tanta foga. So solo che, alla fine, mi sono ritrovato con un taglio nella mano destra: mi avevano sferrato una bottigliata. Alla fine, però, sembrava fossero soddisfatti di come mi avevano trattato, non pensavo ci sarebbero state...Come dite voi? Rappresaglie? Sì, insomma, quelle».
La vettura a bordo della quale dormiva Ian (ora carbonizzata) era una Renault Clio con targa francese. L’altra notte - erano passate da poco le 23 - il romeno stava tentando di prendere sonno, c’era quasi riuscito. Ed era in un agitato dormiveglia quando ha sentito del trambusto.
«Non ho capito subito quel che stava succedendo, non avevo realizzato che potessero avercela con me, ho sentito solo qualcuno che sussurrava “vamos, vamos“ ma da lì a pensare a quel che poi è accaduto..- ricorda il disabile romeno -. So soltanto che, a un certo punto, ho visto una fiammata che arrivava dal retro della Renault...Ho capito che era la macchina ad andare a fuoco, l’auto dov’ero io. Ho cominciato a gridare, il fuoco avvolgeva la vettura a una tale velocità che sapevo di non fare in tempo a prendere le stampelle e a trascinarmi fuori: credevo che sarei morto bruciato. E allora ho continuato a urlare a più non posso».
Davanti a quell’uomo che rischiava di finire carbonizzato i passanti non hanno potuto non intervenire. I vigili del fuoco sono arrivati in tempo per spegnere le fiamme, ma il romeno era già stato estratto dalla vettura, come ha poi spiegato la polizia che accanto alla macchina ha rinvenuto una bottiglia di plastica e dei residui di carta. «Beh, adesso ho più paura di prima, è chiaro - conclude Ian -. Adesso la vettura non c’è più. Ma questa è la mia vita. Una vita che ancora mi appartiene. E questo anche grazie a voi milanesi».