Vendeva sci agli amici, è il re dei megayacht

Dall’esordio a Genova nel ’70 alla memorabile consegna di una barca a Cristina Onassis

A 16 anni Paolo Vitelli vende sci a una buona fetta di liceali di Torino suscitando le lamentele dei negozianti del settore i quali si rivolgono protestando direttamente al padre, all’epoca presidente della Camera di Commercio. A 17 anni organizza gite a Milano per assistere agli spettacoli della Scala: con pochi soldi fornisce il viaggio, lo spuntino, la poltronissima e riesce anche a ricavarci un margine per sé. A 20 anni, quando è già all'università, fonda con cinque amici «Tempo sei», un night club e discoteca ricavati a Torino da una cantina sullo stile delle caves parigine. A 22 anni questo giovanotto intraprendente, che ha passato tutte le estati da adolescente andando in barca con i coetanei ad Antibes e dintorni, fonda con l'amico di sempre, Luciano Lenotti, una società di nome Azimut per dare scafi a noleggio. E quando da lì a poco Lenotti lascia, Vitelli resta da solo alla guida di quell'azienda che oggi è diventata il gruppo Azimut-Benetti ed è tra i leader mondiali nella produzione di yacht a motore di alta gamma, navi di lusso per milionari in euro. «Ho avuto sempre una certa intraprendenza negli affari», afferma.
Classe 1947, originario di Torino, unico maschio dopo due sorelle, padre industriale tessile con un cotonificio a Robassonero, laurea in economia e commercio, Paolo Vitelli ha negli anni della giovinezza una grande passione per la navigazione. Il mare, dirà, «è qualcosa di più che spiagge rumorose o case di vacanze», è un modo per sviluppare la propria libertà. Ed è quindi per passione ma anche, riconosce, «per non chiedere soldi ai miei», che si inventa qualche iniziativa abbastanza redditizia da cui potere trarre quanto necessario per affittare una barca a vela e andarsene così in Corsica o in Sardegna. Crescendo gradino dopo gradino: prima il noleggio di barche, poi la compravendita dell'usato, quindi l'importatore di scafi costruiti all'estero. Ed in questa escalation Vitelli si avvale dei consigli di Friedrich Wendler, un personaggio taciturno con vent'anni di più, quasi un avventuriero dotato però di una capacità persuasiva incredibile.
Il primo salone. Al Salone di Genova del 1970, dove Vitelli e Wendler trascinano le barche di un cantiere olandese di cui hanno preso la rappresentanza usando la loro automobile per risparmiare il costo della gru, il successo è immediato. Quelle barche, per quanto piuttosto mediocri come qualità e lontane dal gusto italiano, sono infatti in vetroresina, un materiale all’epoca molto innovativo. E parecchie sono vendute. Risultato: Franz Felix, numero due dell'Amerglass, il cantiere più moderno d'Europa, offre a Vitelli la concessione della società per l'Italia. «Un colpo di fortuna», dirà Vitelli in quanto Azimut spicca a quel punto il volo.
Nel 1974 muore il padre, Giovanni Maria, e Paolo decide di vendere la sua quota nell'azienda tessile che va ad un altro ramo della famiglia. Ed a quel punto trasforma la sua passione per le barche in una vera attività industriale. Comincia a costruire barche in proprio affidandosi per la produzione a vari cantieri in giro per l'Europa e concentrandosi esclusivamente sull’aspetto commerciale, è il primo ad usare la vetroresina su larga scala al punto da sbarcare già nei primi anni Ottanta negli Stati Uniti e da vendere uno yacht a Cristina Onassis, crea una delle prime catene di vendita formate da concessionari quando sino alla fine degli anni Settanta le barche sono vendute direttamente. Ed è un'idea, riconosce, «che ho copiato dal cantiere Bénéteau diretto da madame Roux, una donna energica che è stata la mia maestra: oltre ad imporre il rapido rinnovamento dei modelli, ha impostato una rete di vendita mondiale di concessionari con criteri simili a quelli adottati dalle case automobilistiche». Dal cantiere Bénéteau, primo al mondo per la vela ma con uno spazio sempre più crescente per le barche a motore, Vitelli trae un altro insegnamento: in termini di valore il rapporto tra barche a vela e a motore è di uno a nove. E allora abbandona anche lui progressivamente la vela.
L’acquisizione Benetti. Nel 1985 Azimut comincia a costruire scafi anche in proprio con l'acquisizione del cantiere Fratelli Benetti di Viareggio. «Bastarono poche ore per deciderne l'acquisto», ricorda. La Benetti costruisce yacht da 22 a 53 metri ed ha una reputazione basata soprattutto sulle linee classiche degli scafi e sulle raffinate decorazioni interne. Ma finisce in grande affanno finanziario nella costruzione del famoso Nabila, uno yacht molto più bello del progetto iniziale ma con i costi finiti alle stelle. Nasce così il gruppo Azimut-Benetti in cui comunque il cantiere viareggino rimane completamente indipendente quanto a marchio, immagine e prodotto ma utilizza management, contabilità e servizi generali e finanziari Azimut.
La grande sfida. E per fare conoscere in tutto il mondo le qualità tecniche del nuovo gruppo, Vitelli lancia una sfida sportiva, l'Azimut Atlantic Challenger. Obiettivo: battere il record di velocità della traversata atlantica, detenuto da Richard Branson, patron della Virgin Records. L'imbarcazione viene costruita a Viareggio, le forme esterne sono disegnate da Pininfarina, Gianni Agnelli accetta la presidenza dell'iniziativa, le migliori aziende italiane diventano sponsor tecnici, dalla Fiat alla Riva Calzoni. La sfida è lanciata nel 1988 ma a due terzi del percorso il sogno svanisce: uno dei quattro motori rompe un alzavalvole. Con ripercussioni anche negative sull'intero gruppo che, passato con quell'acquisizione da 20 a 150 dipendenti, si ritrova ad affrontare di colpo problematiche mai incontrate fino ad allora, come la gestione degli operai, il rapporto con i sindacati, lo spettro degli scioperi.
L’anno orribile. «Il 1988 è stato per noi l'anno peggiore», ricorda Vitelli.
Si cambia tutto. Viene chiuso l'ufficio di Torino, il ricambio dei dirigenti è rapido, cambia l'organizzazione dell’azienda ristrutturata in base ai segmenti dimensionali delle barche ricostruite, la nuova sede dell'Azimut viene spostata ad Avigliana, nell'hinterland torinese, quasi a ridosso delle montagne che attorniano la Val Susa. E Vitelli si concentra in particolare nella gestione della divisione dei motoryachts Azimut e Benetti. Insomma, le basi per ripartire ci sono. Parte dell'azienda è ceduta ad un uomo d'affari di Hong Kong, viene riprogettato il prodotto Azimut, sono introdotte tecniche della lavorazione automobilistica che ancora oggi contraddistinguono il prodotto Azimut nel mondo come i vetri incollati direttamente sulla vetroresina, i finestrini e i sedili elettrici, le radiche vere, i cruscotti ergonomici, anche il marketing e le vendite sono ridisegnati. Ed il marchio ritorna al top del prestigio internazionale. Anche la sede di Avigliana, in cui si costruiscono le barche in vetroresina da 39 ai 64 piedi, viene riprogettata da due celebri architetti, Gabetti e Isola, su un’area inizialmente di 100mila metri quadrati e in seguito quasi raddoppiata e con un impatto visivo molto forte in cui il filo conduttore che collega la valle con il mare è l'azzurro dei tetti, lo stesso azzurro del cielo della Val Susa. La capacità produttiva è di oltre 300 yacht. Nel 2001 entra poi nella scuderia anche il cantiere Gobbi Atlantis di Piacenza. Oggi il gruppo Azimut-Benetti dà lavoro a 2.200 persone, produce più di 500 imbarcazioni a motore ed ha un fatturato che veleggia oltre i 600 milioni di euro. L'export incide per il 90%.
Padre di Giovanna, l'unica figlia che all'interno dell'azienda si occupa della gestione dei porti turistici dopo un'esperienza con la sua laurea in legge presso lo studio Erede di Milano in cui ha conosciuto anche il marito, Francesco Barbavara di Gravellona, avvocato, Paolo Vitelli è già nonno ed ha ampliato il suo raggio d'azione ai porti e a quella che è la sua nuova grande passione, la montagna. Sul fronte dei porti, il settore di cui si occupa direttamente Giovanna, è riuscito a metterne in rete quattro: Savona, Varazze, Viareggio, Livorno con più di mille posti barca. Ce n'è anche un quinto, situato nei dintorni di Mosca, sul lago Himki, in cui ha riqualificato una vecchia struttura. E quello dei porti è un settore che Vitelli ritiene di grande importanza in quanto, osserva, «chi non ha in futuro posti barca disponibili da assegnare ai clienti, rischia di non vendere più barche». E con i porti ha messo in piedi anche un'altra attività interessante, la Fraser Yachts, in grado di offrire una serie di servizi, dalla gestione al noleggio della barca. Sul fronte della montagna Vitelli si occupa personalmente di tre alberghi, due a Champoluc (lo storico Hotel Breithorn che ha ospitato Paganini, nel centro del paese, e l'Hotellerie de Mascognaz, un piccolo villaggio Walzer a quota 1900 metri) ed uno a Chamonix (il Grand Hotel des Alpes). Ma la montagna, dice, «mi interessa soprattutto per le camminate».
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