Vendevano false obbligazioni Scoperta truffa da 50 milioni

Molte le vittime eccellenti, tra cui noti imprenditori e calciatori

Gabriele Rossi

da Roma

In quindici anni di truffe e raggiri hanno fatto transitare sui loro conti correnti bancari non meno di 55 milioni di euro. Denaro in gran parte sottratto con l’inganno, e solo in pochissimi casi parzialmente restituito, a 1200 investitori italiani convinti ad acquistare falsi bond della Pirelli Spa, con il miraggio di godere di interessi fino al 18 per cento annuo. Fra le vittime della gigantesca truffa scoperta dalla polizia dopo un anno e mezzo di indagini non ci sono soltanto facoltosi liberi professionisti romani, milanesi, abruzzesi e messinesi, ma anche impiegati di banca, maestre di scuola (una donna di 60 anni è stata colta da ictus dopo aver scoperto di essere stata truffata), lavoratori pubblici che in un attimo hanno visto sfumare la loro liquidazione e i risparmi di una vita.
L’operazione «Capestro», come l’hanno ironicamente chiamata gli investigatori del commissariato Celio, ha finora portato all’iscrizione nel registro degli indagati di A.P., 42 anni, un imprenditore di Roccaraso, località sciistica vicina al Gran Sasso, titolare fra l’altro di un autosalone con vetture di lusso, e di due funzionari di banca, S.M., 43 anni, e M.D.C., 60 anni, ex direttore di una filiale romana e attualmente in pensione. Per tutti e tre l’ipotesi di reato è concorso in truffa aggravata. Sono stati loro, secondo l’accusa, a raccogliere il denaro degli investitori proponendo, con un sistema simile alla classica «catena di Sant’Antonio» e il coinvolgimento di familiari, amici e colleghi di lavoro, l’acquisto dei falsi bond emessi da un’agenzia di credito con sede in piazza Cadorna 5 a Milano, dove risultava che la Pirelli Spa avesse aperto un conto corrente. In realtà la Pirelli era all’oscuro di tutto e la filiale milanese non esisteva. Per dare credito alla proposta e al successivo investimento, poi, il terzetto inviava per posta ai clienti, con cadenza trimestrale, comunicazioni ed estratti conto dai quali risultava l’accredito degli interessi sulla cifra versata all’inizio, non meno di 100 milioni di vecchie lire. Ogni documento non riportava il nome del cliente ma solo un codice alfanumerico che ora si sta cercando di decriptare. «In certi casi qualcuno ha veramente incassato gli interessi e ci ha guadagnato qualcosa - hanno spiegato gli investigatori del commissariato romano - ma quasi tutti gli altri hanno preferito reinvestire gli interessi senza incassarli e si sono accorti dell’imbroglio quando era troppo tardi».
A scoprire che si trattava di un enorme raggiro è stato un notaio romano che all’inizio del 2004, proprio nel periodo dello scandalo Cirio-Parmalat, non è più riuscito a mettersi in contatto con A.P. al quale aveva consegnato decine di migliaia di euro da investire nei bond Pirelli anche per conto della sua famiglia. Il professionista si è recato nella sede centrale della società dove i funzionari dell’azienda gli hanno spiegato di non aver mai emesso bond di quel tipo. Un vero e proprio colpo di scena per la vittima e per molti altri investitori che, uno dopo l’altro, hanno deciso di rivolgersi alla polizia. «Finora le denunce sono 120 - aggiungono i poliziotti - ma nei prossimi giorni diventeranno molte di più». Anche la Pirelli si è mossa sul piano giudiziario come vittima della truffa. Durante le perquisizioni nelle abitazioni degli indagati, due a Roma e una a Roccaraso, gli investigatori hanno sequestrato quattro pc portatili che, secondo la polizia, potrebbero nascondere i nomi di altre vittime eccellenti, compresi personaggi del mondo politico e imprenditoriale, e forse anche qualche calciatore di serie A. Nel mirino della polizia, che sta controllando una serie di conti correnti all'estero, ci sono anche alcuni brokers che, pur sapendo dei bond falsi in circolazione, non avrebbero fatto nulla per evitare agli investitori di acquistarli.