Vendite allo scoperto, uno stop che toglie ossigeno ai mercati

Da qualche giorno Consob ha bloccato, di concerto con le autorità poste a guardia delle altre Borse mondiali, la possibilità di «vendere allo scoperto» i titoli del comparto bancario e assicurativo di Piazza Affari. Si tratta del meccanismo, connaturato alla cultura statunitense, che permette a un investitore di cedere sul mercato titoli anche se non ne è in possesso in cambio dell’impegno a «procurarseli» entro la chiusura dell’operazione e di consegnarli al compratore.
In sostanza chi vi ricorre scommette che domani quella certa società valga meno di oggi, o più precisamente «specula al ribasso». Dove però, a meno di deviazioni sanzionate dalla legge, il termine «speculare» non ha gli accenti negativi che sovente emergono nel linguaggio di tutti i giorni. Perlomeno in linea teorica non esiste infatti una speculazione «malvagia», al contrario la speculazione è una delle leve su cui sta in equilibrio il mercato.
Ecco perché l’intervento dell’Authority presieduta da Lamberto Cardia è a un tempo straordinario e delicato: straordinario perché a termine (il divieto di vendere allo scoperto dovrebbe cadere a fine ottobre); delicato perché con il proposito di arginare gli assalti alle banche Consob ha sottratto un po’ di ossigeno alla macchina della Borsa.
Cardia, che in un primo momento aveva vincolato la possibilità di vendere allo scoperto alla sola «disponibilità» dei titoli (occorreva un contratto con un intermediario), ne ha infatti poi richiesta l’effettiva «proprietà». Senza contare che cancellare un modo di investire per i soli titoli bancari e assicurativi, significa accettare una «disparità», seppur temporanea, con quanto continua ad accadere per le azioni del settore industriale, energetico o delle tlc.
Va detto che però Consob, che ha anche schierato i propri sceriffi per scoprire eventuali abusi, è stata costretta a intervenire d’improvviso su una pratica, quella delle vendite allo scoperto, fino a qualche mese fa poco utilizzata nel nostro Paese al punto che vi dedica poca attenzione anche il Testo Unico della Finanza (TuF). Un provvedimento d’emergenza davanti al crollo borsistico delle banche del nostro Paese. Da inserire nell’azione di concerto concordata con le altre autorità europee dopo che la stessa Sec, la Consob degli Stati Uniti, ha deciso di porre un freno simile a Wall Street.