Venditti dal Colosseo alla Madonnina

L’autore di «Grazie Roma» affronta alle 21.30 il pubblico dei fedelissimi

Ferruccio Gattuso

Lui da sempre canta «Grazie Roma» però, a essere franchi, qualche sorriso riconoscente lo dovrebbe recapitare anche a Milano che - alla faccia di ogni consunta e retorica rivalità sull'asse delle due «capitali» - gli ha sempre consegnato platee piene, plaudenti e soprattutto fedeli.
Antonello Venditti e la Madonnina vanno d'accordo, anche se non è un mistero che l'occhialuto cantautore dell'Urbe ha sempre tifato sentimentalmente per gli ex-mangiapreti: chi ha memoria lunga ricorderà come due inverni fa l'Antonello abbia avuto l'ardire di lamentarsi dopo il suo concerto in Vaticano. «Sono un po' arrabbiato con la Chiesa - fu la sua uscita raggelante al microfono della conduttrice Cristina Parodi - perché fa confusione con la figura di Cristo». Più o meno come usare il lanciafiamme in un brefotrofio: e fu fortunato, il teologo improvvisato, che non c'era ancora sul trono papale il teologo-sul-serio Ratzinger.
Oggi, nessuno si ciba più di tonache, le rivalità stile Don Camillo e Peppone sono archiviate ma se c'è una cosa che resta graniticamente indefessa è la Festa dell'Unità, da sempre palcoscenico della miglior musica, italiana e internazionale. L'Antonello coi Ray-Ban è un fedelissimo della cornice in questione, da due anni non incide un disco, si gode ancora appieno il successo dell'ultima fatica in sala d'incisione (e cioè l'album Che fantastica storia è la vita) e soprattutto si diverte un sacco a suonare dal vivo. Lo farà, c'è da scommettere, anche questa sera al MazdaPalace (ingresso 20 euro, ore 21.30).
L'ultima scelta - estetica e di contenuto - fu clamorosa, per chi l'ha sempre seguito: dal palcoscenico è scomparso il pianoforte a coda, la sua musica si è fatta più elettrica e, concentrato sul microfono, il Nostro ha potuto scandire con altro piglio quelle liriche che, insieme alle musiche, lo hanno reso uno dei cantastorie pop più stimati dello Stivale. Dal 1972 - un esordio a quattro mani e due voci con Francesco De Gregori - Venditti si è messo a descrivere l'Italia e gli italiani, talvolta anticipandone i destini (In questo mondo di ladri: era il 1988 e Tangentopoli era ancora di là da venire), quasi sempre buttandola sull'amore, che a occhio e croce dovrebbe essere il vocabolo più ricorrente nel suo vocabolario, prima di quello che si riferisce a una certa città del Lazio.
Repertorio e scelte artistiche del concerto di stasera si rifanno a quelle del Campus Live Tour portato in scena dal dicembre 2004. E quindi spazio ai brani di nuova creazione, soprattutto dell'ultimo disco, come Io e mio fratello (interpretata in studio con De Gregori), Lacrime di pioggia, Con che cuore, Ruba e Che fantastica storia è la vita, vero e proprio tormentone radiofonico, a brani più stagionati come In questo mondo che non puoi capire e La coscienza di Zeman, e a veri e propri classici come Lilly, Grazie Roma, Sara, e Notte prima degli esami.