Vendola fa il tenero con il Cavaliere e lo elogia? Il Fatto si vendica e lo offende perché è gay...

È bastato un complimento del leader Sel al Cav per scatenare la vendetta del <em>Fatto</em>. Che lo offende perché è gay. Un &quot;vaffa&quot; in tutti i dialetti d'Italia: &quot;Ha trasformato gli elettori in omofobi&quot;. La colpa di Nichi? E' uscito dall'ortodossia e quindi va bacchettato

Ha ragione Ferruccio Sansa, il valoroso collega del Fatto Quotidiano, che ha scritto quanto gli sia costato svolgere il suo lavoro d’inchiesta anche dentro la galassia anti-Cav. Ha ragione da vendere quando sostiene che pure lì, come da qualunque parte, uscire dall’obbediente e servile ortodossia comporta conseguenze spietate: in Cile come in Urss, una volta, si spariva o si finiva internati con la cartella clinica dei pazzi furiosi, oggigiorno nella civilissima Italia ti fanno a pezzi con la delicata motosega della calunnia e del disprezzo.
Ha talmente ragione, Ferruccio Sansa, che persino il suo giornale si affretta subito a confermarglielo, caso mai qualcuno non avesse colto il concetto. Stavolta finisce sotto la simpatica motosega il popolare Nichi Vendola, l’ultimo degli eroi positivi, icona di una sinistra nuova, pulita, umana. Almeno, fino all’altro ieri. Fino a quando il governatore pugliese non ha commesso l’errore di rivelare su Panorama, tra altre cose piuttosto intelligenti, anche una sua singolare forma di gratitudine nei confronti di Berlusconi, particolarmente vicino e affettuoso quando morì papà Vendola. All’Italia normale, che ha una propria opinione chiara e ferma, ma che ancora riesce a concedersi qualche tranquillo riconoscimento nei confronti degli avversari, senza sentirsi per questo colpevole di tradimento, a questa Italia le parole di Vendola sono suonate comunque belle e rispettabili, perché fuori e lontane dalla rissa politica con il coltello tra i denti: come si ama dire, «degne di un Paese civile». Ma come ha spiegato bene Sansa, all’Italia in costante stato di guerra, che non può fare prigionieri e non può concedere sconti al nemico, il cedimento di Nichi è suonato grave e imperdonabile. Evvai con la motosega. Nell’inserto satirico della domenica, quel pompatissimo Mis-fatto che viene offensivamente paragonato al memorabile Cuore di Michele Serra, Vendola si merita quasi l’intera prima pagina. Il titolone fa riferimento all’articolo di Panorama, il tono è abbastanza chiaro: «Con una sola intervista, Vendola si conferma l’uomo del cambiamento: ha cambiato milioni di elettori di sinistra in milioni di fascisti omofobi». Sotto, la vignetta che dovrebbe spiegare il geniale sarcasmo: una cartina dell’Italia, con una raffica di quel signorile invito che a Roma dicono «ma vattela a pijà in…», e che per l’occasione viene declinato in tutti i diversi dialetti regionali (una dicitura ringrazia «i numerosi consulenti linguistici di sinistra»).
Certo, ci sarebbero tutti gli estremi per avviare la solita polemica da asilo Mariuccia, sostenendo che se la stessa vignetta, gli stessi toni, la stessa pesantezza fossero comparsi - che so - sulla Padania, la faremmo lunga fino a Natale, in un tripudio di esposti all’Ordine dei giornalisti e di interpellanze parlamentari. Sì, ci sarebbero tutti gli estremi per questa solita, penosa, stucchevole discussione sui due pesi e le due misure della satira all’italiana. Ma francamente non se ne può più. Ormai è chiaro a tutti come la satira sia sempre fine, intelligente e giustificata da quella parte, mentre dall’altra si muovano solo grevi scaricatori di porto che non fanno ridere nessuno. Punto e a capo.
La questione molto più seria e avvilente è invece il destino che tocca inevitabilmente agli eretici e ai disobbedienti delle nuove chiese. Queste nuove chiese più mimetizzate e più subdole delle vecchie, al profumo di colonia, ma ugualmente intolleranti e spietate con chi esce dal binario deciso dall’apparato. Fino all’altro giorno Vendola era il mito positivo di una società più giusta e più sensibile, l’emblema della diversità civile e sostenibile, guai a chi si permettesse anche solo di ironizzare sulle sue inclinazioni sessuali e sentimentali. Improvvisamente, il vergognoso tradimento: si sente di dire grazie all’odioso nemico Silvio per una questione privata di affetti familiari. Ha veramente ragione Ferruccio Sansa: chi esce dall’ortodossia non può passarla liscia. Così, quello che era il tocco di classe di Vendola, la sua omosessualità, di colpo diventa materiale da osteria. Però attenzione, non facciamo confusione: quando Calderoli dice «culattone», è quel cavernicolo razzista di Calderoli. Quello del Mis-Fatto è tutto un altro genere: satira geniale. Nichi non può non apprezzare.