Vendola fuori dal mondo Per lui Milano è fiction

Il leader Sel accusa il Cav di aver pagato comparse per affollare la città di sbandati e zingari "finti"

Nicola di Bari è un fenomeno. Le sue ultime esibizioni confermano il repertorio di un protagonista dell’epoca moderna. Vorrei che non si confondessero i personaggi: Michele Scommegna nato a Zapponeta, campagna foggiana, paese delle cipolle, scelse il nome d’arte di Nicola di Bari per affetto alla terra sua e al santo patrono del capoluogo. Con la sua voce ha vinto due festival di Sanremo cosa riuscita soltanto a Modugno e a Nilla Pizzi. Nicola Vendola è nato a Bari, proprio il capoluogo del santo di cui sopra, ma si fa chiamare Nichi, in omaggio a Nikita Krusciov, punto di riferimento della sua infanzia e adolescenza a Terlizzi.

Nicola Vendola è un personaggio di gran moda nella sinistra nostrana. Non in tutta la sinistra forse perché lui è più a sinistra di altri o forse perché a D’Alema, boss di Gallipoli, il conterroneo di ideologia non lo è di idee. Ma Nicola detto Nichi Vendola ha deciso di dare battaglia al governo, a Berlusconi, alla destra, anche perché così facendo e così dicendo meno si parla, in Puglia, da Bari a Terlizzi, da Ruvo a Leuca, dei guai, e che guai, che la sanità pugliese ha vissuto grazie al governatore e alla sua orchestra in questi anni di luminosa gestione. Dunque l’ultimo disco di Nicola di Bari, non quello vero, è un rap fenomenale, non potendo ascoltare la musica leggete il testo che è stato presentato ieri a Mantova, in una serata dedicata a Pastacci Alessandro, candidato del centrosinistra: «Milano in questi giorni sembra un set cinematografico. Girano per la città tante comparse pagate, finti zingari ubriachi, finti ragazzi dei centri sociali che molestano i viaggiatori nel metrò, finti tossicodipendenti, finti violenti. Il centrodestra è disperato. Vedi caro Berlusconi, oggi sei in piedi grazie al coraggio della paura e come dice Totò, la paura fa 90. È come se l’Italia fosse uscita dal recinto della pubblicità e abbia di nuovo messo piede nella realtà».

A parte alcuni sfondoni di consecutio, congiuntivi e affini, e la citazione del principe De Curtis (trattasi del titolo di un film e non di una frase celebre di Totò), ritengo che i vari tour di Nicola Vendola abbiano trascurato, negli ultimi mesi o anni, la frequentazione di metropolitana, centri sociali, zone rom e dintorni, milanesi. Avrebbe tutto il tempo per trovare il coraggio di non avere paura e di trascorrere alcune ore serali, e perché no, alcuni giorni, lungo la linea verde o rossa o gialla, oppure verificare le pendenze degli inquilini dei centri sociali in materia di affitti, bollette luce, gas, telefoni o, infine, scegliere come sede delle ferie estive un campo nomadi, per comprendere appieno dove stanno i finti e dove stanno quelli veri. Eppure Nicola Vendola, detto Nichi già alle elementari, dovrebbe sapere quello che pensano e dicono i suoi corregionali, quelli veri non quelli finti, dico dei pugliesi che vivono e lavorano a Milano e sono tanti con la paura e senza il coraggio di urlare perché hanno capito che il problema non è la Moratti, che ha già dato abbondantemente del suo, ma chi crede e ritiene che Pisapia rappresenti il futuro, già avendo avuto un passato per nulla finto.

Ma quando Nicola di Bari parla, con quella pronuncia un po’ sghemba, l’esse blesa che non gli consentì di anticipare Scamarcio tra i famosi attori cinematografici di Puglia, questo era il suo sogno svanito, ma si permise di comiziare in Calabria con un monumento ai caduti, essendo, la piazza, vuota di popolo, perché in fondo i cittadini, anche quelli di sinistra, possono essere finti ma esistono. Come diceva Totò: ma mi faccia il piacere.