Vendola minaccia Bersani:"Se il Pd svolta a destraio e Di Pietro stiamo da soli"

La foto di Vasto è ormai un ricordo. Vendola attacca Bersani: "Se il nuovo Ulivo non c'è più, io e Di Pietro ci metteremo a capo di un polo di governo alternativo al Pd"

Volano stracci tra Vendola e Bersani. Con il leader di Sel che lancia una sorta di ultimatum al segretario democratico, pressandolo affinché chiarisca se la famosa foto di Vasto possa essere ricomposta. In caso contrario, il governatore della Puglia ha in mente un battagliero piano B: un polo di governo alternativo al Pd e composto da Sel e Idv.

L'intervista concessa da Nichi Vendola all'Unità è un vero e proprio aut aut, il cui messaggio sotteso è rappresentato da una netta richiesta nei confronti di Bersani che suona così: non si può essere né carne né pesce, ma bisogna scegliere da che parte stare. Una richiesta che arriva dopo lo schiaffo della Consulta sul referendum sulla legge elettorale, dopo l'ipotesi, paventata da Beppe Fioroni, di una Federazione tra Pd e Terzo Polo e dopo le dichiarazioni di Enrico Letta sulla legge elettorale su cui dovranno studiare a tavolino Pdl, Pd e Terzo Polo.

Insomma, non c'è traccia di Vendola nelle esternazioni e nel progetto dei democratici. E questo non può andare giù al leader di Sel. Ecco dunque che si passa al contrattacco. 

"Io non lancio aut aut, sono molto rispettoso verso il Pd, ma se la prospettiva di un nuovo Ulivo di cui ha parlato Bersani non c’è più perchè c’è una svolta a destra, noi saremo competitivi con il Pd in maniera virulenta. Parleremo al suo popolo dal momento che gli stati maggiori si possono anche dividere, ma il popolo di centrosinistra è uno soltanto e ha più volte dimostrato che vuole un cambiamento", tuona Vendola sulle colonne del quotidiano del Pd.

E quale sarebbe questo cambiamento? Si parte con un'assemblea nazionale organizzata da Sel e convocata il 22 gennaio a Roma. Il titolo sarà: "Per la giustizia sociale. Una nuova sinistra per salvare l’Italia”. E "ci saranno Pisapia, Landini, De Magistris, Michele Emiliano… esperienze di governo fatte di riformismo radicale".

Insomma, Vendola non riesce a stare con le mani in mano perché "siamo di fronte ad una situazione insostenibile e paradossale. L’Europa si sta sgretolando e il male oscuro che la divora è quel clamoroso deficit di politica e democrazia che la rende priva di soggettività reale nella scena del mondo. Un’Europa inesistente, priva di narrazione, che non assomiglia per nulla alla grande utopia europeista che l’ha ispirata, alla Altiero Spinelli o alla Willy Brandt".

Più che nei confronti del governo Monti, considerato "una variante colta della destra europea", Vendola se la prende con l'incapacità e la mancanza di chiarezza di Bersani. "Dico che la questione oggi, sia in Italia sia in Europa, è la giustizia sociale. Il Pd non può avere un’azione incisiva sulle politiche di Monti perchè la sua capacità è stata annientata a monte, dalla parte più moderata del partito. I gruppi dirigenti, alcuni, hanno impedito un negoziato più stringente sulla direzione del governo Monti che finora ha evocato scenari, ma non sciolto i nodi, dalla patrimoniale alla tobin tax", dichiara Vendola.

Che poi scende in campo e difende il suo alleato Di Pietro, i cui ultimi rapporti con i democratici non sono proprio all'insegna della collaborazione. Ma secondo Vendola, alle elezioni "sarebbe un errore imperdonabile immaginare che l’Idv rappresenti un impiccio o un fardello di cui liberarsi".

E alla fine ecco che arriva la stoccata finale: "Io e Di Pietro non abbiamo paura a metterci a capo di un altro polo di governo, alternativo al Pd. Non intendo più immaginare che per la sinistra ci sia soltanto un destino di testimonianza democratica". Non è chiaro se l'ex pm sposi in pieno il progetto di Vendola. E la presenza di De Magistris il 22 gennaio a Roma non depone a favore della condivisione della strategia vendoliana da parte del leader Idv. Quello che è sicuro è che la risposta del partito democratico non si è fatta attendere.

"Vendola minaccia, con Di Pietro, di dar vita ad un polo di governo alternativo al Pd. E questo, forse, è un bene per ridare credibilità alla cultura di governo e alle coalizioni che non sono solo cartelli elettorali. Dopo il Governo Monti, e sempre di più, ci sarà bisogno di alleanze di governo e non di una sinistra protestataria, contestatrice e massimalista. Il Pd, credo, è interessato a governare e non solo a contestare o a cavalcare l’antipolitica", ha dichiarato Giorgio Merlo, vice Presidente Commissione Vigilanza Rai. Insomma, altro che ricomposizione. La foto di Vasto sembra più sbiadita che mai.