Vendola preme e vuole le primarieBersani e Di Pietro: "Troppa fretta"

Il Pd non può esultare per una vittoria che non c'è. Nichi passa all'incasso e vuole le primarie. L'intento è scalzare Bersani dalla leadership della sinistra: "Il risultato dei ballottaggi è una prova di disubbidienza civile". Ma Bersani e Di Pietro frenano: "Prima di votare ci interessa sapere per cosa"

Milano - Mentre il leader piddì Pier Luigi Bersani ghignava con rassicurante esaltazione per l'ottima prestazione dei democratici, il governatore della Pugli Nichi Vendola attraversava di gran carriera l'Italia per far sventolare la sua bandiera sulla vittoria di Giuliano Pisapia ai ballottaggi milanesi. Ora il numero uno del Sel vuole le elezioni subito: mandare a casa il governo Berlusconi, schiacciare Bersani alle primarie e incassare la leadership del centrosinistra. E gli altri? O si accodano, come già fatto alle amministrative appena concluse, oppure rischiano il tracollo. Svanisce così ilo sogno di Walter Veltroni di un partito svincolato dagli estremisti e si torna - inesorabilmente - all'Unione del sempre più compianto Romano Prodi.

Non ha fatto a tempo ad arrivare in piazza del Duomo, in quel bagno di bandiere e palloncini arancioni, che al fianco di Pisapia si è subito materializzato Vendola. "Milano è libera", hanno gridato. Tra la folla la gente intonava Bella ciao e l'Internazionale. Tra la folla le bandiere rosse con la falce e martello. Dal palco, invece, il governatore della Puglia ha urlato ipunti programmatici del suo programma: "I rom e i musulmani sono nostri fratelli, adesso sono i benvenuti in questa città". E giù applausi scroscianti. Ma il disegno di Vendola non si ferma alla conquista di Palazzo Marino. Aver colpito quella Milano del fare che, come dice Ezio Mauro su Repubblica, è "la capitale spirituale e materiale del berlusconismo", è solo il primo passo. Il vero obiettivo è la guida di una imponente coalizione di centrosinistra che metta insieme tutte le forze anti Cav. Intervistato dalle principali testate nazionali, Vendola ha infatti speigato che dopo il voto amministrativo bisogna puntare alle "elezioni politiche anticipate". "Prima possibile, subito", con l’alleanza che ha vinto le amministrative e che è nata dalle primarie.

Per il governatore pugliese, il risultato dei ballottaggi è "una grande prova di disubbidienza civile, morale, di popolo. Un terremoto che chiude definitivamente il ciclo del berlusconismo. Fermamente convinto che il presidente del Consiglio non possa resistere ancora a lungo, Vendola ha spiegato che il centrosinistra deve "immediatamente dare continuità a questo sommovimento, non disperdendo neanche un grammo dell’energia che si è prodotta". Poi, col pensiero rivolto a Bersani, ha ribattuto un refrain a lui molto caro: "Il cambiamento va colto subito, aprendo il Cantiere dell’alternativa senza lasciarsi affascinare da giochi di palazzo".

Il famoso "cantiere alternativo" che ha in mente Vendola passa per le primarie che dovrebbero scegliere la guida del futuro centrosinistra. Una guida che non è scontato vada nelle mani di Bersani: "Non alziamo steccati ideologici e mettiamoci a discutere insieme su come liberarci definitivamente di Berlusconi". A Vendola è sin troppo chiaro che il successo non è certo maturato su un’onda moderata. Il risultato del Terzo Polo si è rivelato a dir poco Respingendo duramente l’idea rilanciata da Bersani di un governo di transizione per rifare la legge elettorale, Vendola vuole battere il ferro finché è caldo e tesaurizzare la vittoria di Milano. "Non è il momento di cercare sponde con la Lega o con Tremonti - ha avvertito il leader del Sel - si può vincere anche il referendum, il quorum è alla nostra portata". E poi? "Subito dopo, le primarie". E infine le politiche.

La forzatura di Vendola infastidisce (e non poco) i big del Pd e dell'Idv. Il primo a levare gli scudi è Bersani che, pur essendo affezionato al meccanismo frena perché non deve essere un automatismo, "la politica deve potere valutare caso per caso". La paura c'è, è palpabile. Per questo, a livello nazionale, il segretario del Pd vuole dettare le regole: "Il percorso è avere un programmo di riforme, stabilire quali e chi ci sta, chi ci sta decide il percorso, se si decide per le primarie, chi vince va bene". D'altra parte, la scottatura di Stefano Boeri bruciato da Pisapia fa ancora troppo male a Bersani. La stessa paura sembra affliggere il leader Idv, Antonio Di Pietro, che cerca di rimandare la discussione "al momento opportuno". "Prima di votare ci interessa sapere per cosa - spiega l'ex pm - per noi i programmi vengono prima delle persone".

Mentre il Manifesto e l'Unità trionfano per l'avanzata comunista nel Paese, Repubblica sembra (quasi) non accorgersi della disfatta democratica. Davanti ala caduta del Pdl, quella del Pd appare più risibile. Tanto che Mauro parla di un Pd che "sta dimostrando di essere una struttura servente della democrazia repubblicana, perno dell'opposizione e di ogni alternativa", mentre "il suo leader prende forza ad ogni passaggio". In realtà, il risultato emerso dai ballottaggi non rafforza affattola leadership di Bersani. Anzi, fa fare un passo avanti ai due partiti che lo tengono in scacco. L'Idv di Di pietro da una parte, il Sel di Vendola dall'altra. Ed entrambi chiedono a gran voce un centroisinistra che sia più sinistra e un taglio netto con il Terzo polo che renderebbe l'alleanza un po' troppo moderata.

Così, mentre Bersani finge di non vedere l’opa che Di Pietro e Vendola hanno lanciato sul Pd, il Terzo polo finge di non vedere il magro risultato elettorale che ha portato a casa. In questo scenario desolante, le forze più moderate lasciano spazio alle frange più estremiste della coalizione. Sulla cresta di quest'onda a Vendola potrebbe anche riuscire di scalzare Bersani che, in questi giorni, ha veramente poco di cui ridere.