Vendola sfilava nudo... Ma oggi fa il moralista Lui: "Roba vecchia, rido"

Un giovane Nichi (al centro) nel campo nudisti di Capo Rizzuto. Nel 1979 l’attuale governatore pugliese difendeva la libertà sessuale. Ora è il paladino dell'etica. <strong><a href="/interni/vendola_mi_faccio_risata/liberta_sessuale-vendola_nudo-movimento_gay-nudismo-nichi_vendola/14-02-2011/articolo-id=505971-page=0-comments=1">La replica: &quot;Mi faccio una risata&quot;<br />
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Nudo! Nudo! Il leader è nudo! Sì, ma è Vendola, peccato. La foto vale meno, gira libera su internet, nemmeno un ricattatore che provi a venderla sotto­banco. Se la destra è in mutande, il nuovo (nuovo?) centrosinistra è mol­to avanti: le ha tolte da un pezzo. Si è liberato da pregiudizi e ideologie, e già che c’era anche del costume da ba­gno, per meglio espletare lo storico compito di giudicare l’avversario, il drago che mangia le fanciulle. Dal nu­dismo dei gay camp, col motto «Nudi sì ma contro la Dc: occhio, malocchio, diventerai finocchio», alla crociata del pudore tradito.

Che bei ricordi di libertà e sfida al conformismo bac­chettone quelle giornate a Capo Rizzu­to nel ’79, con il movimento gay italia­no che si ritrovava sulla spiaggia calabrese, pelle al sole e nudità al vento dello Ionio, per disfarsi di un’etica pubblica ritagliata sull’abito delle beghine. Sulle onde del progresso civile, tra cotanti liberi pensatori e omosex finalmente coscienti di sé, anche tanti etero «che hanno aperto gli occhi, gli slip o entrambi », «una sfilata di Wande Osiris, femministe d’avanguardia, maestre e puttane», molti «maschi in crisi che sublimavano in droghe e rock & roll, e una ventina di compagne lesbiche ». Così racconta una memoria storica del movimento gay, Felix Cossolo, sul sito di gay.tv. Con lui «c’era anche un giovane timido e un po’ velato che passeggiava nudo sulla spiaggia con me, il carissimo Nichi Vendola, oggi Presidente della Regione Puglia».

Trent’anni di battaglie nude e crude (con foto) per poi essere acclamato dalla piazza delle donne scandalizzate dalle nudità (ma ancora senza foto) di Arcore, al grido «Grande Nichi, salvaci tu!», il puro che può emendare la vita pubblica dal turbinio dei sensi e dagli appetiti carnali. Ma è lui o non è lui il ventenne totally naked che, felice come un animale marino, cammina sulla battigia tra le amorose braccia di due compagni di libertà, ripreso in copertina dalla rivista “Lambda” (poi Babilonia), primo mensile di «controinformazione gay», in quel ’79? A dire di sì sono «i nostri più attenti lettori», quelli di gaytv. it, che non hanno dubbi (e gli autori neppure quando dicono «commenti e mail ci hanno fatto notare un giovane Nichi Vendola nudo sulla copertina di Lambda») sull’identità del giovane virgulto saltellante, antico militante del movimento omosessuale e novella promessa della sinistra che non vuole più perdere. A quel tempo la sfida alla pruderie borghese si faceva in semiclandestinità, con meeting o su riviste, una delle quali aveva un nome che oggi, nel vendolismo anti-peccato, parrebbe uno scherzo: «Re nudo».

Sarà che le battaglie sono state per buona parte vinte tanto che un gay può fare il presidente di una grande regione senza scandalo, e studiare da candidato premier di una coalizione fatta anche di cattolici, sarà per questo che la morale, una volta parola evocatrice di censure e violenze, è diventata una bandiera per Nichi, star delle folle dalla morale ferrea. Vendola, che batte tutti a sinistra per capacità magnetica e appeal personale, si è fatto custode dei codici etici repubblicani e, da ex nudista per troppa virtù libertaria, bolla come «patetiche» le mutande di Ferrara. Si scioglie per «l’onda di bellezza» della protesta contro le «puttane», parola che negli anni duri dell’Arcigay era un complimento, per dire donna che fa di sé quel che vuole.

Che sia invecchiato? La sua storica base, radicale nella lotta per i diritti gay, parla una lingua diversa, o così almeno sembra quando, nei commenti al pezzo su lesbian.tv («Esclusivo! Nichi Vendola nudo sulla spiaggia di Capo Rizzuto»), un lettore plaude al «modello vincente» dell’«uomo politico che con la sua personalità impone alla società civile di ritenere oramai del tutto ininfluente per il giudizio sull´uomo pubblico, le sue inclinazioni sessuali. Avercene di esempi così». Ma no, non parlava di Berlusconi.