Vendola tradisce lo sponsor sulla nomina al porto di Bari

La rabbia di Vincenzo Divella, grande elettore del successore di Fitto: «Nichi non mi ha neppure avvertito»

Bepi Castellaneta

da Bari

L'Unione di Puglia torna a dividersi, e questa volta l'oggetto del contendere è l'Autorità portuale di Bari. O meglio: la nomina del presidente dell'ente, una vicenda che ha scavato un solco profondo tra il governatore Nichi Vendola e il presidente della Provincia, Vincenzo Divella. Il primo, infatti, ha bocciato il candidato sostenuto dall'altro. Il tutto nonostante su quel nome ci fosse anche l'ok del ministro per le Infrastrutture, Pietro Lunardi.
Eppure proprio Divella aveva messo in guardia l'esponente di Rifondazione comunista: la bocciatura aprirebbe una spaccatura nel centrosinistra, aveva fatto presente. Un ragionamento che non fa una grinza, ma evidentemente le sue parole non hanno sortito alcun effetto perché poco dopo è arrivato il sonoro niet vendoliano. Il governatore, infatti, ha preso carta e penna e ha scritto a Lunardi per annunciare che non c'è il gradimento della Regione Puglia su quel nome. «Non sono neanche stato avvertito», dichiara Divella. Il quale si dice «deluso dal comportamento del presidente della Regione» e accusa: «Sono l'unico nel centrosinistra che utilizza il metodo della concertazione; io - aggiunge - sono un imprenditore prestato alla politica, sono un moderato, non posso accettare certi metodi». Il presidente della Provincia ha sostenuto fino all'ultimo la candidatura all'autorità portuale di Luigi Giannini, attuale presidente dello stesso ente a Brindisi, il quale vanta una grande esperienza nel settore del management marittimo.
Un particolare che non è servito a far convergere su di lui le indicazioni della triade chiamata a scegliere un candidato, vale a dire Provincia, Comune e Camera di Commercio.
Alla fine, dopo un lungo tira e molla tra le varie fazioni, Divella ha deciso però di rompere gli indugi e uscire allo scoperto indicando proprio Giannini; il ministro Lunardi ha dato il via libera, ma il presidente della Regione, al quale spetta l'ultima parola, ha bloccato tutto.