Vendono i referti di Clooney Sotto inchiesta 40 medici

da Milano

Lui, George Clooney, naturalmente non se l’è presa, anzi: «Credo nel diritto alla privacy, ma mi piacerebbe che la faccenda si sistemasse senza sospendere degli operatori sanitari». Perché? Perché hanno guardato di nascosto la cartella clinica dove erano contenute tutte le informazioni sulla sua salute. Intanto riassumiamo: una ventina di giorni fa, il 21 settembre, George Clooney era cascato dalla moto insieme alla fidanzata Sarah Larson. Poca roba, tutto sommato: per lui una frattura alla costola e numerose abrasioni al torace; per lei un piede da fasciare. Il bello è che, poco dopo il loro ricovero al Palisades Medical Center del New Jersey, decine di giornali erano già al corrente delle loro condizioni di salute, con un resoconto così dettagliato che poteva esser frutto solo di «soffiate» di medici o infermieri dell’ospedale.
Va bene il gossip, ma questo è puro sciacallaggio, tanto più la rivendita ai giornalisti di informazioni sullo stato di salute negli Stati Uniti è nientemeno che un reato federale. Risultato: la direzione dell’ospedale ha aperto un’inchiesta interna che ha già portato alla sospensione di 27 dipendenti, che per punizione non prenderanno una lira per quattro settimane, mentre altri dodici sono in attesa che qualcuno decida sulle loro responsabilità. Sia chiaro: tra i colpevoli di aver sbirciato dentro la cartella clinica non ci sono soltanto infermieri ma anche medici, alla faccia di ogni privacy. Comunque va dato atto che l’indagine è iniziata per merito della direzione che in quattro e quattr’otto ha deciso di capire che cosa era successo. E proprio l’altro ieri i sindacati hanno espresso le loro pubbliche scuse nei confronti dell’attore. Però rimangono pur sempre sindacati e quindi contemporaneamente si sono lamentati dell’«eccessiva» reazione nei confronti del personale. Anche George Clooney non si è arrabbiato, anzi non si era neppure accorto e, fedele al suo personaggio e alle sue convinzioni, si è rammaricato per la quarantina di dipendenti che in questi giorni se la vedono tanto brutta. Forse, per un senso di gratitudine verso Er, il serial sui medici che anni fa lo ha lanciato, ha più compassione verso l’ambiente. O forse, visto che nel suo ultimo film campione d’incassi Michael Clayton dice che «non sono uno da uccidere, sono uno da comprare», è rimasto fedele al personaggio: non c’è nulla da guadagnarci su e quindi conviene far buon viso a cattivo gioco.