Vendono l’elisir di lunga vita, coniugi in cella

Nell’inchiesta, estesa in tutta Italia, coinvolti anche numerosi medici, infermieri e farmacisti

Fingendosi biologi e scienziati di fama internazionale, vendevano un farmaco ancora non sperimentato spacciandolo per un medicinale miracoloso, in grado di guarire qualsiasi malattia. Quasi la trama di «Elisir d’amore», musicato ahinoi quasi 200 anni da Gaetano Donizetti ma a quanto pare ancora attuale.
Ieri all’alba infatti la Guardia di Finanza ha arrestato due coniugi, F.P. e L.M.C., con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla somministrazione di falsi farmaci e all'esercizio abusivo della professione di biochimico farmaceutico. I due, pugliesi ma residenti da molti anni a Milano, vendevano il Biotex, farmaco del tutto privo di sperimentazione, con la complicità di infermieri e farmacisti.
I due coniugi sostenevano che il «ritrovato», composto in gran parte da integratori alimentari, fosse in grado di guarire qualsiasi malattia, anche quelle più gravi come i tumori o il diabete. Sarebbero molte le vittime del raggiro. Infermieri e farmacisti, infatti, talvolta in maniera superficiale o perché attratti da facili guadagni, hanno indotto molti malati, anche terminali, ad abbandonare le cure tradizionali e ad affidarsi allo pseudofarmaco Biotex.
Gli arrestati si sarebbero inoltre avvalsi della collaborazione di due chirurghi, ora accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, e ai quali è stato sospeso l'esercizio della professione. Nell'operazione, denominata «Panacea», le Fiamme Gialle hanno effettuato perquisizioni in Lombardia, Toscana, Piemonte, Marche e Sicilia, presso abitazioni, studi medici, farmacie ed erboristerie che custodivano centinaia di campioni di Biotex.
Per avvalorare la loro attività i due arrestati, che svolgevano l’attività di commercianti idraulico-sanitari, non avrebbero esitato a presentarsi a farmacisti e medici come biologi e scienziati di fama internazionale, sostenendo che l’efficacia del Biotex, sarebbe presto stata comprovata da un ateneo tedesco.
Le indagini iniziano dopo l’esposto del figlio di una delle vittime del raggiro, che, malato terminale di cancro, si era affidato alle «cure miracolose» in un ultimo disperato tentativo di sopravvivere alla malattia.